DEVIANT SYNDROME – Inflicted Deviations

Pubblicato il 16/08/2011 da
voto
8.0
  • Band: DEVIANT SYNDROME
  • Durata: 00:40:06
  • Disponibile dal: 23/06/2011
  • Etichetta:
  • Mdd Records

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Se la Guerra Fredda si fosse combattuta a colpi di heavy metal, probabilmente ci sarebbe stata una netta vittoria degli americani, vista la quantità e la qualità di band nate nel nuovo continente nel nostro genere preferito. A tenere alto l’onore della grande madre Russia ci pensano ora i Deviant Syndrome, formazione che però, più che oltre oceano, sembra guardare alla ben più vicina Finlandia, e più precisamente sulle coordinate del lago di Bodom. Detto in altri termini, “Inflicted Deviations” è il disco che i Children Of Bodom non hanno più saputo (voluto?) scrivere dopo “Something Wild” e “Hatebreeder”, ma anche il lasciapassare verso un eredità che gli eredi designati – Ensiferum, Kalmah, Norther, Skyfire… – hanno saputo cogliere solo in parte, là dove invece il quintetto russo dimostra di avere tutte le carte in regola per ambire alla posta lasciata sul piatto dai finnici. Quali carte? Il Re innanzitutto, nella persona di George Shchelbanin, cantante e chitarrista in grado di competere sia alla sei corde che al microfono con l’Alexi Laiho dei tempi d’oro; la Regina, Olga Orekhova, tastierista dal gusto raffinato e decisamente più affascinante di Janne Wirman; e un tris di fanti, rappresentato dalla precisa sezione ritmica di Nikita Kharitonov / Konstantin Kalkatinov e dalla seconda ascia di Eugene Sibirskiy. A chiudere il mazzo, una scala reale da sbancare il tavolo: l’opener “Blessing the Emptiness” esplode con la potenza di una “Punish My Heaven” e chiarisce subito su quale velocità (smodata) sia tarato il tachimetro dei nostri; la successiva “Entire Cosmic Elements”, pur scippando la linea melodica di “Hate Crew Deathroll”, si fa perdonare con una cattiveria inedita ai CoB di metà carriera; la più oscura “A Day to Fall”, brucia come un lapillo derivato da una colata di fiamma nera; “Consequence”, pur pescando ancora una volta a piene mani dal lago di Bodom (l’attacco chitarra/tastiera è uguale a “Children Of Decadence”) ammalia comunque grazie ad un comparto vocale arricchito da female vocals e dall’ospitata di Aleksi Sihvonen dei Norther ; “Liberation”, infine, rappresenta l’apice compositivo dei nostri, riuscendo a tenere le cuffie incollate alle orecchie durante l’ascolto di una traccia strumentale di nove minuti nove, che filano via lisci grazie ai continui cambi di tempo e di atmosfera. Detto che il resto della tracklist non è da meno, il consiglio per tutti gli appassionati del genere è quello di fare vostro “Inflicted Deviations”, per chi scrive il miglior disco melodic death metal uscito quest’anno.

TRACKLIST

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