6.5
- Band: DEVIL MASTER
- Durata: 00:36:52
- Disponibile dal: 01/03/2019
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
Basterebbe la cover del qui presente “Satan Spits On Children Of Light” per sintetizzare il progetto Devil Master. Un diabolico arzigogolo di colori dai quali spicca, trionfante, il diavolo in persona, in tutta la sua bestialità. I corpi dei dannati non hanno scampo all’interno di questo quadro allegorico in cui il tratto medioevale ed orrorifico fa il pari con le tinte più moderne e gotiche. Sventrate dalle braccia serpentesche, inghiottite dalle mostruose bocche di Lucifero, le misere figure umane non trovano pace mentre le fiamme sputate da mostri impazziti li circondano per l’eternità. Un mix blasfemo e grottesco che trova il suo compimento sonoro in queste tredici tracce dove il black in formato old-school (Bathory), incontra il gothic-rock dei Christian Death e l’hardcore dell’estremo oriente firmato G.I.S.M.. Loro sono i Devil Master from Philadelphia e in poco meno di quaranta minuti ci ‘rallegrano’ con un debutto energico, dai richiami fortemente vintage, cercando, se possibile, di creare inquietudine e un forte senso di disorientamento nell’ascoltatore.
Missione compiuta? In parte. Dopo un’intro avvolta dal mistero, innalzato dalle note di un pianoforte, l’incendiaria esplosione dei generi sopra menzionati trova il suo degno coronamento in “Nightmares In The Human Collapse”. Ritmiche alla Hellhammer si intersecano discretamente tra gli acidi riff psichedelici sfoggiati dalle due chitarre mentre lo scream ovattato del singer Max tesse le ragnatele per quella che, a tratti, è una vera e propria esaltazione dell’horror più ottantiano, come ben sottolinea anche il videoclip a corredo del brano “Black Flame Candle”. Le varie tracce, a turno, alternano, come detto, slanci maggiormente black ad episodi più rock, come la grintosa e molto catchy “Her Thirsty Whip” ad altri ancora in cui la chiave punk sembra prendere il sopravvento, vedasi “Dance Of Fullmoon Specter”. Ed è proprio la seconda parte dell’album a premiare la varietà della proposta intesa dei Devil Master che fa da contraltare ad una sezione centrale leggermente più monotona. Il cerchio diabolico si chiude infine come era iniziato: rintocchi oscuri di pianoforte ci accompagnano definitivamente all’interno di questo strano mondo, oscuro e bizzarro, creato dal sestetto americano. Come primo vagito non c’è male anche se, in chiave futura, ci si attende per forza di cose qualcosa di più.
