DEVIL YOU KNOW – The Beauty Of Destruction

Pubblicato il 16/05/2014 da
voto
7.0
  • Band: DEVIL YOU KNOW
  • Durata: 00.47.07
  • Disponibile dal: 25/04/2014
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Howard Jones ha segnato il corso dei Killswitch Engage, in maniera indiscutibile una delle band più influenti dell’ultima decade, portandoli al picco del successo commerciale e ampliando il raggio d’azione del movimento che ha dato nuova identità al termine ‘metalcore’. La sua assenza prolungata dai KSE e la mancanza di motivazioni ufficiali hanno gettato molto fumo sul futuro artistico di Jones, tanto che molti hanno ipotizzato problemi di paternità (con una pornostar!), di salute e addirittura un allontanamento dalle sonorità metalliche. Il ritorno sulle scene coi Devil You Know parla coi fatti: un disco che allarga le maglie del metalcore tentando di sfuggire alla definizione, che verrà apprezzato dai sostenitori del #TeamJones e che si regge su grandi melodie vocali in contrasto alle strutture e alle sonorità che in moltissimi hanno imparato ad amare. “The Beauty Of Destruction” ad essere onesti non brilla per autenticità e mantiene molte caratteristiche della formula KSE, tra le quali un generale livello qualitativo saldamente sopra la sufficienza, figlio di un songwriting snello e al servizio della canzone, con le grandi linee vocali firmate dal frontman (“Seven Years Alone”). La prima cosa che notiamo con piacere è quanto sia bello sentire Jones fuori dall’onnipresente filtro di Adam Dutkiewicz – che con le sue produzioni ha omologato moltissime band – si riesce quasi ad avvicinarsi alla sua voce live e sicuramente si può apprezzare un ulteriore spettro della sua indistruttibile e versatile ugola, merito anche dell’ottimo lavoro del team Logan Mader/Zeuss. Non stiamo scrivendo della ‘Howard Jones Band’ in ogni caso: i DYK sono anche figli del ‘nostro’ shred master Francesco Artusato, che dopo la prova eccellente con gli sfortunatissimi All Shall Perish e la dimostrazione di forza del suo progetto solista si conferma un axeman di Serie A, affiancando al riffing trainante assoli gustosi e, a tratti, qualche influenza del mai dimenticato Dimebag (“My Own”). Il giudizio finale risente inevitabilmente della personale tolleranza alle sonorità proposte, chi scrive però è ben contento di sentire nuovamente i protagonisti citati in un progetto meritevole, che si presenta con un debutto solido e ben curato. Supergruppo o no.

TRACKLIST

  1. A New Beginning
  2. My Own
  3. Embracing the Torture
  4. For the Dead and Broken
  5. Seven Years Alone
  6. It's Over
  7. A Mind Insane
  8. Crawl from the Dark
  9. The Killer
  10. I Am the Nothing
  11. Shut It Down
  12. As Bright as the Darkness
2 commenti
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