DEVOID OF THOUGHT – Devoid of Thought

Pubblicato il 28/04/2026 da
voto
7.5
  • Band: DEVOID OF THOUGHT
  • Durata: 00:35:57
  • Disponibile dal: 24/04/2026
  • Etichetta:
  • Avantgarde Music

Con questo omonimo nuovo album, i Devoid Of Thought proseguono con decisione lungo quel percorso di ricerca che li tiene ancorati al death metal e, allo stesso tempo, li spinge costantemente verso zone più oblique. È un disco che si muove su una superficie irregolare, fatta di spigoli, strappi e improvvise schiarite, dove la band italiana continua a lavorare su un equilibrio poco ovvio tra impatto fisico e tensione atmosferica. Dentro queste tracce convivono infatti brusche accelerazioni, partiture aggressive e aperture molto più soffuse, quasi in controluce, che non addolciscono davvero il quadro ma ne ampliano piuttosto la profondità. I saliscendi umorali sono una parte essenziale del disco: come sempre, non un vezzo, ma un principio compositivo che permette ai brani di respirare in modo storto, sempre un passo fuori asse.

In questo senso, “Devoid of Thought” ribadisce anche un altro aspetto importante dell’attuale identità del gruppo: la volontà di non allinearsi troppo facilmente a micro correnti oggi ben riconoscibili. Certi passaggi, certe torsioni armoniche o certi sfondi più nebulosi potrebbero far pensare tanto al versante cosmic quanto a quello dissonant, volendo usare termini oggi molto in voga, ma i Devoid Of Thought oggi non sembrano interessati a farsi assorbire da etichette del genere. Quegli elementi, semmai, compaiono come schegge laterali all’interno di un linguaggio meno codificabile, che preferisce insinuarsi tra i confini invece di piantarvi una bandiera sopra.

La novità più marcata del lavoro sta probabilmente nel peso assunto da un’estetica quasi industriale, che qui si insinua nelle pieghe dei brani con una presenza più netta del solito. Non si tratta di un elemento decorativo, ma di una patina nervosa e straniante che altera il respiro del disco e ne accentua il carattere lisergico. Molte sezioni sembrano avvolte da una luce fredda, metallica, mentre il materiale più propriamente death metal viene stirato, intossicato, attraversato da vibrazioni che lo rendono ancora più sfuggente. È proprio questa qualità straniante a dare coesione a un insieme che, sulla carta, potrebbe sembrare dispersivo: il disco non cerca mai la linearità, ma piuttosto una continuità più sottile, fatta di richiami interni e di atmosfere che si deformano senza spezzarsi.

Il lavoro sulle chitarre è centrale in questa dinamica: da una parte ci sono riff corposi, ancora ben piantati in una dimensione concreta e aggressiva; dall’altra, gli stessi strumenti scivolano spesso verso registri più sibillini, più tortuosi, quasi striscianti, costruendo sovrastrutture e arie oblique sopra ritmiche sostenute. È lì che il contrasto si fa più interessante: non tanto nello scontro frontale tra violenza e rarefazione, quanto nella loro convivenza forzata, nel modo in cui una linea più sfumata viene incastonata dentro una spinta ritmica serrata, o viceversa. Ogni tanto, da questo magma, riaffiora anche un retaggio più old school, percepibile in certi affondi o in certe torsioni più carnali del riffing, ma resta un riflesso parziale, una traccia di provenienza più che una direzione dominante.

Morbid Angel, Immolation e Gorguts continuano naturalmente a riaffacciarsi all’orizzonte, ma come pillole sparse in un discorso più ampio. Il modus operandi può ricordare in parte i recenti Malthusian, specie per questa tendenza a scavare forme irregolari e poco rassicuranti, ma sul piano sonoro i Devoid Of Thought restano su un crinale ancora più liminale. La produzione, non troppo levigata e anzi quasi spartana, va esattamente in quella direzione: certe registrazioni live in studio dei Krallice vengono in mente per quel senso di materia grezza, non rifinita, a tratti persino dispersiva. Qualche dettaglio rischia effettivamente di perdersi, ma il prezzo pagato viene compensato da un suono che aggiunge personalità invece di limarla. Più di tutto, restano impressi brani come “Oblivionauts” e “Entheogenic Ritual”, dove le diverse anime della band riescono a convivere con maggiore nitidezza.

Detto ciò, “Devoid of Thought” non è comunque il classico disco che vive di picchi isolati o di episodi subito riconoscibili: non punta sulla hit, sul brano che si stacca nettamente dal resto o sul passaggio pensato per imprimersi al primo colpo. La sua forza sta piuttosto nella tenuta complessiva, nel modo in cui queste tracce, ascolto dopo ascolto, finiscono per costruire un ambiente sonoro denso, inquieto e immersivo. È un lavoro che chiede tempo, perché spesso più che offrire risposte immediate semina dettagli, deviazioni, piccole frizioni che acquistano peso solo nel riascolto. Proprio lì emerge il senso più pieno dell’operazione: questo secondo full-length della band lombarda non sarà forse un disco da consumare per singoli momenti memorabili, ma come opera di ricerca riesce ad attirare nuovamente dentro il proprio labirinto, invitando ad approfondirne le sfumature e rendendo il ritorno sulle sue tracce parte integrante della sua riuscita.

TRACKLIST

  1. Panspermic Bio-Dome
  2. Chronos
  3. Putrescent Mireborn
  4. Oblivionauts
  5. Entheogenic Ritual
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