DEVOURMENT – Molesting the Decapitated

Pubblicato il 07/06/1999 da
voto
9.0
  • Band: DEVOURMENT
  • Durata: 00:35:27
  • Disponibile dal: 01/06/1999
  • Etichetta:
  • United Guttural Records

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Con il senno di poi, un disco come “Molesting the Decapitated” non poteva che provenire dal Texas, location che già nel lontano 1974 era stata identificata da Tobe Hooper come il cuore degradato e degradante dell’America. Un crogiolo di violenza, squallore e leggi simil tribali per nulla celato dalla luce abbagliante del sole e terreno fertile per un vasto assortimento di bassezze umane, la cui poetica deviata ha poi finito per alimentare le correnti espressive più disparate. E se questa non è la sede consona per addentrarsi nel macello di “Non aprite quella porta” e nell’inferno cannibalistico della famiglia Sawyer, lo è assolutamente per scontrarsi con la prima, seminale opera sulla lunga distanza dei Devourment, annoverabile ad occhi chiusi fra gli album death metal più influenti e imitati degli ultimi due decenni. D’altronde, basterebbe pensare all’intero movimento death-core o al roster di etichette come Amputated Vein, Brutal Bands, Comatose e Sevared per saggiare con mano l’impatto avuto da questi trentacinque minuti di musica sulla scena estrema, la quale però – pur contando su uno stuolo pressoché infinito di imitatori e discepoli – non è mai riuscita a replicarne l’inenarrabile senso di orrore e il mix pressoché perfetto di potenza, ignoranza e genuinità. Perchè “Molesting…” è a tutti gli effetti uno di quei miracoli underground le cui componenti paiono incastrarsi tra loro quasi fossero le tessere di un mosaico, riuscendo a trasformare la limitatezza di strumenti e di doti compositive in una serie di incredibili punti di forza. Ma andiamo con ordine.
È il febbraio del ’99 quando i cinque ragazzi di Dallas – dopo la più classica delle gavette che aveva permesso loro di strappare un contratto con la piccola United Gutturals – si rinchiudono in studio per incidere queste otto tracce: alcune recuperate dai precedenti demo, altre completamente inedite, tutte accomunate da una visione artistica che portava alle estreme conseguenze l’opprimenza dei Cannibal Corpse di “Tomb of the Mutilated” e le cadenze elefantiche (mutuate dall’hardcore) di gente come Suffocation e Internal Bleeding. Parliamo di un death metal che da quel momento in poi assumerà irreversibilmente la connotazione di ‘slam’; una proposta atta a deformare fino ai limiti del grottesco e dell’oscenità l’elemento groove, facendone un credo a cui sezione ritmica, guitar work e persino comparto vocale si genuflettono puntualmente fra esalazioni di sangue rappreso e carne putrefatta. L’impatto è terrificante fin dall’opera del fotografo Joel-Peter Witkin in copertina e dall’intro di “Festering Vomitous Mass”, estrapolato da un interrogatorio del serial killer Joseph Kallinger, e non scema minimamente con l’entrata in scena dei musicisti, a cui bastano poco meno di tre minuti per imbruttire ciò che già in partenza si presentava come rivoltante. Esaltati da una produzione azzardata ma al contempo perfetta vista la natura obesa della proposta (si sentano le chitarre ultra sature o il suono da fusto di birra del rullante), i brani ruotano attorno a poche semplici intuizioni, sciorinando riff pachidermici come se non ci fosse un domani e venendo costruiti a mo’ di climax per una lunga serie di esplosioni e breakdown da demolizione totale. Il tutto – e qui sta la vera grandezza di cavalli di battaglia come “Postmortal Coprophagia”, “Choking on Bile” o “Fucked to Death” – senza mai lasciare che il songwriting scada in quel senso di bolsezza poi riscontrato in moltissimi epigoni più giovani e (sulla carta) arrembanti.
Un incedere volgarissimo, a tratti sorprendentemente catchy, che evoca immagini di moshpit e mattanze senza che nulla possa rallentarlo, con la performance al microfono di Ruben Rosas a settare un nuovo parametro di bestialità all’interno del genere. Il suo non è semplicemente growl, ma il suono di un canale di scolo nelle cui acque fermentano dozzine di cadaveri. Lo sfiato di sangue e aria caldi di un maiale sgozzato. Qualcosa di mai udito prima, per cui tutt’ora vale la regola del ‘prendere o lasciare’ e che risulta inscindibile dal contenuto strettamente musicale di “Molesting…”. Lo stesso Rosas che, venendo arrestato poco dopo la pubblicazione del disco, segnerà il primo dei tanti stop della carriera dei Devourment, la cui fama leggendaria non può che essere fatta risalire a questi solchi depravati.

TRACKLIST

  1. Festering Vomitous Mass
  2. Postmortal Coprophagia
  3. Choking on Bile
  4. Molesting the Decapitated
  5. Self Disembowelment
  6. Fucked to Death
  7. Devour the Damned
  8. Shroud of Encryption
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