6.0
- Band: DEW-SCENTED
- Durata: 00:45:57
- Disponibile dal: 20/06/2005
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Audioglobe
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Qualche anno fa una nuova generazione di band, situate per la maggiorparte nel nord Europa, dà vita ad una nuova scena thrash, influenzatain egual maniera da Slayer e Destruction, ma anche dai troppo prestoscomparsi At The Gates: tra gli altri fanno parte di questo filone iThe Haunted, i Terror 2000 e i qui presenti Dew-Scented, arrivati alsesto lavoro in studio. L’album, intitolato con uno sforzo di fantasia”Issue VI”, poco si discosta dal suo predecessore “Impact”, basato su una formula thrash-death oramai rodata da anni. Il problemadei tedeschi è proprio l’eccessiva monoliticità, che si fa apprezzareai primi ascolti ma che con il passare del tempo annoia non poco. Anchein questo caso, forti dosi dei fenomenali At The Gates vengono innestatesu una robusta base slayeriana, ma questo non basta per rendere ilprodotto appetibile a chi non è un fan più che sfegatato della band.Non vi sono brutte canzoni sull’album, ed oltretutto a livellostrumentale i Dew-Scented dimostrano una buona perizia tecnica, anchese poca fantasia compositiva. Le tredici tracce hanno tutte la stessastruttura, basata su up tempo assassini e senza respiro, con pochissimevariazioni sul tema e assenza totale di stop-and-go, chitarra moltodebitrice della scena svedese e sezione ritmica che pesta duro pur nonsegnalandosi per niente in particolare. Anche la voce di Leif Jensenviaggia sempre sullo stesso binario, ricordando per impostazione quelladi “Tompa” Lindberg, anche se quest’ultimo riesce a trasmettere unfeeling disperato e nichilista che il buon Leif nemmeno si sogna.Segnalare un pezzo piuttosto che un altro sarebbe opera inutile,sappiate solo che tutte le song si appiattiscono su una sufficienzadovuta al mestiere di un gruppo che ormai fa parte dei veterani dellascena. In definitiva si può dire che i Dew-Scented potevano dare dipiù, magari inserendo qualche mid tempo in scaletta oppure ammodernandola loro proposta come già tentarono di fare qualche anno addietro conil valido “Inwards”. In questo caso invece, se prorpio dobbiamo scegliere una traccia, la song che più spicca è laconclusiva e punkeggiante “Evil Dead”, cover dei corrosivi rocker Zeke:davvero troppo poco.
