DIABLO SWING ORCHESTRA – Pacifisticuffs

Pubblicato il 05/12/2017 da
voto
7.5
  • Band: DIABLO SWING ORCHESTRA
  • Durata: 00:44:20
  • Disponibile dal: 08/12/2017
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

Torna infine tra noi comuni mortali l’Orchestra del Diavolo, dopo un’attesa ed un’assenza durate ben cinque anni, lustro in cui la folle band svedese ha perso l’importante vocalist AnnLouice Logdlund, fulcro istrionico ed inossidabile del peculiare pot-pourri sonoro dei Nostri, acquistando in sua vece la ben più magrolina e accattivante Kristin Evegard, ormai dal 2014 frontgirl del combo ma solo oggi data completamente in pasto a fan e addetti ai lavori. Ebbene, l’avvicendamento dietro alle lead vocals è sicuramente la novità più preponderante da considerare in casa D:S:O, quando si giunge all’analisi del nuovo e quarto full-length album “Pacifisticuffs”, che giunge dopo tre lavori tanto imprevedibili quanto unici nel loro non-genere. La riot-opera, termine con cui il cantante-chitarrista Daniel Hakansson preferisce identificare la propria musica, in auge al settetto scandinavo non ferma di una virgola la sua azione distruttrice di confini, preconcetti e rigide regole metalliche, miscelando ancora una volta swing, progressive, gospel, jazz, bluegrass, metal pesante, pop, musica classica e qualsiasi altro input musicale arrivi nel profondo cuore d’ispirazione che alberga all’interno del corpo Diablo Swing Orchestra. Se la Logdlund probabilmente risaltava più come soprano in quanto tale, con una potenza ed una sinistra presenza malefica tra le corde della formazione, la Evegard cambia alquanto le carte in tavola, donando maggior versatilità e ricchezza espressiva al comparto vocale femminile: ciò può piacere o meno, sicuramente, ma aggiungeteci le parti di pianoforte (ottime!) che la nuova entrata è in grado di affrontare e comporre e la sua verve dal vivo – osservate i diversi video su YouTube con Kristin scatenata sul palco – e converrete almeno in parte con noi che l’Orchestra ha fatto un salto in avanti. Gli ottoni, inoltre, impersonati dai frizzantissimi tromba+trombone di, rispettivamente, Martin Isaksson e Daniel Hedin, imperversano in ogni dove e guidano le ritmiche agili e trascinanti lasciando in parziale disparte il solido violoncello di Johannes Bergion. Tredici tracce, una copertina al solito anti-conformista e inesplicabile, quattro intermezzi apparentemente non-sense (“Vision Of The Purblind”, “Pulse Of The Incipient”, “Cul-de-Sac Semantics”, “Porch Of Perception”), un’opener debordante di cori, controcori e strumenti impazziti, più almeno tre brani-capolavoro rispondenti ai nomi di “Superhero Jagganath”, “Jigsaw Hustle”, questa presentata tre anni fa assieme alla nuova cantante, e “Lady Clandestine Chainbreaker”. Per il resto, se già conoscete la Diablo Swing Orchestra fin dai tempi dell’exploit “The Butcher’s Ballroom”, o anche solo dal precedente “Pandora’s Pinata”, saprete più o meno cosa aspettarvi da essa, inutile andare troppo a sviscerare canzoni adatte ad un ascolto completamente open-minded e predisposto all’impossibile. Per cui chiudiamo qui in fretta la recensione, e corriamo tutti ad ascoltare “Pacifisticuffs” senza remora alcuna!

TRACKLIST

  1. Knucklehugs (Arm Yourself With Love)
  2. The Age Of Vulture Culture
  3. Superhero Jagganath
  4. Vision Of The Purblind
  5. Lady Clandestine Chainbreaker
  6. Jigsaw Hustle
  7. Pulse Of The Incipient
  8. Ode To The Innocent
  9. Interruption
  10. Cul-de-Sac Semantics
  11. Karma Bonfire
  12. Climbing The Eyeball
  13. Porch Of Perception
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