DIABOLIC OATH – Aischrolatreia

Pubblicato il 09/09/2022 da
voto
6.5
  • Band: DIABOLIC OATH
  • Durata: 00:24:19
  • Disponibile dal: 02/09/2022
  • Etichetta:
  • Sentient Ruin

Masticano l’immondo con denti aguzzi e ne restituiscono poltiglia ancora più olezzante, angosciosa e depravata, i Diabolic Oath. In arrivo da Portland, il trio si era fatto ben volere nel 2020 con un esordio su lunga distanza armoniosamente impazzito e delirante, sull’onda di un death-black metal selvaggio, impetuoso e martellante. Una pubblicazione, quel “Profane Death Exodus”, che non si segnalava per idee rivoluzionarie, approccio personale o chissà quale aspetto particolare nel songwriting. Si inseriva in quella ‘nouvelle vague’ del death metal infernale plasmata da assi quali Teitanblood, Antediluvian, Impetuous Ritual, Auroch, connettendo death metal old school e devianze moderne. Un mix nel loro caso poco peculiare, reso interessante e ben gradito da una foga esecutiva esemplare e un dinamismo relativamente superiore alla media. Aggiungiamoci un minimo di attenzione alla forma canzone, e ne era uscito un disco di valore, non sconvolgente ma di qualche tacca superiore alla media del settore, da qualche tempo – parecchio – oltre la soglia di saturazione. Adesso ci troviamo tra le mani un EP-ponte tra “Profane Death Exodus” e il secondo album, del quale altri dettagli non sono divulgati, se non che tra le righe della presentazione si intuisce non sia lontanissimo. L’EP ha dalla sua una corposa sostanza, cinque tracce ben sviluppate e dense, senza riempitivi e tetragone come ci aspetteremmo. I contenuti sono stilisticamente in lineare prosecuzione con quanto già noto, con la componente ferale e primitiva del sound a farsi un poco più ingombrante.
A causa anche dei toni della produzione, focalizzata a garantire un impatto sordido e gretto piuttosto che a far risuonare gli aspetti più ‘musicali’ della proposta, “Aischrolatreia” si avvicina maggiormente ai canoni del war metal, del quale rimane comunque un’interpretazione ‘raffinata’ e non così monocorde come avviene spesso nel genere. Il tasso tecnico e idee in fase di scrittura non troppo elementari consentono la costruzione di brani mordaci, lanciati da un drumming tentacolare e selvaggiamente deturpati da un chitarrismo malevolo ma attento a inserire qualche elemento di variazione, mentre l’assalto vocale a tre voci rimane un apprezzabile mezzo per creare incubi e incutere malessere. L’ascolto scorre discretamente bene, se non fosse che appare quella fastidiosa sensazione di mestiere e abitudine a intorbidare le acque: diversi passaggi sono materia fin troppo nota, e non ci sono guizzi di follia tali da colmare l’assenza di originalità, cosa che invece riusciva abbastanza bene in “Profane Death Exodus”. La nostra potrebbe essere una sensazione a pelle, temporanea, dovuta forse a una momentanea fase di stanca verso taluni suoni: fatto sta che l’impatto dirompente e appagante riscontrato un paio d’anni fa qua non lo percepiamo, per quanto il lavoro sia certosino, professionale e la cura per il dettaglio non sia venuta meno. Per gli amanti di questi suoni, alzate pure di mezzo voto o un punto intero la valutazione, i Diabolic Oath non sono certo diventati dei brocchi!

TRACKLIST

  1. Thrones Before Slobbering Gods
  2. Grand Atrocities Through Foul Miscreations
  3. Swathed in Aberrant Flesh
  4. Malefic Pathways
  5. Poisoned Bodies of Swine Imbuing
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