7.5
- Band: DIABOLIC OATH
- Durata: 00:36:02
- Disponibile dal: 05/04/2024
- Etichetta:
- Sentient Ruin
Allucinato, sfrenato, apocalittico: tre aggettivi tutti egualmente adeguati per definire il secondo album dei Diabolic Oath, giunto a due anni dall’invero un po’ interlocutorio EP “Aischrolatreia” e a pochi mesi dal breve split “Divinations”, in collaborazione con i connazionali Aberration. Il trio statunitense si guarda bene da rientrare in una prospettiva d’ascolto più mansueta e meno malsana di quelle delle precedenti pubblicazioni, dedite l’una per l’altra a un death-black ferocissimo, intricato e nevrotico, molto vicino alle scuole di pensiero di realtà altrettanto feroci e alienanti come Portal, Impetuous Ritual, Mitochondrion. Musica indiavolata e sprezzante, dai ritmi spesso spastici, ossessivi e deflagranti, i cui registri chitarristici si saturano volentieri di tecnicismi cerebrali e annichilenti. Sonorità arrivate probabilmente alla saturazione, negli ultimi anni, come appunto pareva segnalarci “Aischrolatreia”, tanto denso e risoluto, quanto avaro di soluzioni che catturassero più di tanto le nostre attenzioni.
Con “Oracular Hexations”, sarà una nostra attuale miglior predisposizione alla materia, sarà un’effettiva, parziale, modifica dell’assemblato strumentale, i Diabolic Oath riprendono a convincerci, palesando una scrittura e un confezionamento dell’opera assai efficace, all’altezza se non meglio dell’esordio “Profane Death Exodus”. In questa occasione, pur senza tradire un’identità già ben codificata con le opere precedenti, il trio fin dalle prime battute appare più istintivo, lievemente meno legato a un’estetica stralunata e contorta a tutti i costi. Il gusto per il macabro, la ferocia delirante, sono sempre al centro dell’azione, le modalità prevedono ora un maggior ricorso a un lavoro di chitarra e a ritmi che possono guardare anche a forme death metal più ‘terrene’, con qualche rimando agli Immolation e ai comunque avanguardistici Gorguts di “Obscura”. Ma, appunto, c’è quest’aria un filo più becera e triviale che si fa strada piacevolmente, ricordando nelle sue parentesi più sferraglianti e scorrevoli il pazzoide incedere dei Beyond di “Fatal Power Of Death”, oppure in anni più recenti le catacombe miasmatiche dei Sanctifying Ritual.
Per due terzi del suo corso, inoltre, i Diabolic Oath si dedicano a tracce fin sintetiche e quasi digeribili anche a stomaci non per forza abituati a questi inferni sonori: la durata contenuta (sotto i cinque minuti, per intenderci), il funambolico ma efferato lavoro di batteria, qualche eccentricità vocale ben calibrata – l’intersecarsi di growl e screaming rimane eccellente – e un riffing ciclopico e vorticoso fanno di tracce come “Serpent Coils Suffocating The Mortal Wound” e “Winged Ouroboros Mutating Unto Gold” degli episodi tanto folli quanto chirurgici nei colpi assestati.
L’ultima parte di tracklist alza il livello dello scontro, puntando forte su massacri ancora più cerebrali, nei quali fomentare e propagare una vena che potremmo definire teatrale da parte dei musicisti di Portland. Si ampliano allora i registri strumentali: ci si crogiola se necessario in andamenti più ragionati e concentrici, dosando sprazzi di cupa lentezza di scuola Incantation, oppure si fanno filtrare armonie dall’aria meno opprimente, facendo baluginare un’idea di deviato misticismo. Non solo aggressione quindi, ma una convinta immersione nelle fogne di una psichedelia extreme doom che, scossa da una rete di ritmiche tormentate e mai troppo lineari, porta “Gathering Hordes From The Outer Worlds” e “Oracular Hexations Leeching” verso vertici di immonda paura ancora più notevoli.
Tra dissonanze, contorsioni acrobatiche, nero marciume diffuso e l’attenzione ad alternare con senso logico ritmi martellanti e altri più aperti e imprevedibili, “Oracular Hexations” scorre che è un piacere. Scongiurato il rischio di cascare completamente nel calderone del war metal più bieco, giusto un poco più tecnico della media, i Diabolic Oath si sono slanciati verso nuovi territori, riguadagnando distacco su buona parte della folta concorrenza. Insistendo sulle insane idee atmosferiche delle ultime due tracce, l’impressione è che si possa andare ancora oltre quanto a valore della proposta: già ora, l’ascolto è ricco di suggestione e in definitiva appagante per chi all’extreme metal richiede sensazioni forti e assai torbide.
