7.0
- Band: DIABOLIC OATH
- Durata: 00:23:31
- Disponibile dal: 05/06/2026
- Etichetta:
- Sentient Ruin
Instancabili metronomi nello scandire barbarie sonore fra becerume e spunti visionari, gli americani di Portland sotto il nome di Diabolic Oath cercano di non far spegnere il fuoco generato dall’ottimo secondo album “Oracular Hexations”. Un percorso piuttosto serrato il loro, che li ha visti protagonisti a cicli regolari sul mercato discografico, a voler mantenere desta l’attenzione nei propri confronti.
Il nuovo EP si presenta con un titolo dolcemente programmatico – “Unholy Barbaric Hymns” – tanto per mettere in guardia e confermare come non vi siano ravvedimenti nell’opera di devastazione del terzetto.
Pur non andando a reinventare un genere, nel corso dei precedenti capitoli discografici la band si è dimostrata abile artefice di un suono multiforme; sporco, oltranzista e spigoloso, sadico oltre ogni dire ma, a differenza del grosso del cosiddetto war metal – cui sostanzialmente appartengono – ricco di spunti tecnicamente prelibati, di inserti lievemente stravaganti, di una musicalità labirintica e ricercata, seppure incastonata in un verbo metallico in prevalenza bestiale. Quello dei Diabolic Oath, già agli esordi di “Profane Death Exodus”, si era infatti configurato come un concentrato di death/black metal parossistico ma non grettamente ignorante, sulla scia dei contributi di realtà come Teitanblood, Portal, Mitochondrion, seppure dalle venature nettamente meno eccentriche.
Un modo di fare rimarcato anche in questa nuova collezione di tracce, per quattro canzoni che non segnano alcuna discontinuità col passato: il moto percussivo rimane un inno all’oltranzismo, esercitando spesso una pressione diabolica e tremendamente tachicardica, mentre le chitarre paiono tritare tutto quanto gli si pari davanti, esprimendo una fisicità massiccia e un impeto realmente barbarico.
Tuttavia, questo impatto soffocante e sulfureo prevede qualche deviazione laterale, rappresentate in molti casi da un basso inaspettatamente ondivago e disposto a torsioni totalmente fuori dal contesto del death/black più feroce. Accade nel corso dell’opener “Emblazoned Upon Ebony Winds”, nella sua seconda metà, quando i Diabolic Oath, pur non scendendo mai quanto a intensità e ferocia sotto i loro consueti standard, slittano verso un fare quasi psichedelico e straniante.
Rimangono attimi sfuggenti, a dire il vero, che si palesano successivamente in “Radiant Mars, Reveal The Spear Of War”, nella sua coda, o in alcune dissonanze di “Vomiting Flames In Rapturous Conflagration”, mentre tutt’attorno il clima è infuocato e poco propenso a qualsiasi mediazione.
A dirla tutta, il tasso di fantasia ed elaborazione della proposta ci sembra leggermente inferiore all’ottimo “Oracular Hexations”, pur non essendoci una distanza stilistica così forte rispetto ad esso. Soltanto, almeno a tratti il trio va via spedito, lesto e disinvolto ma con il pilota automatico inserito, perdendo un poco di slancio rispetto al suo ottimo secondo full-length.
Diciamo che la componente più ferale e d’atmosfera, il tocco morboso e plumbeo, poteva essere meglio in evidenza, così come qualche slancio in territori più contorti e allucinati avrebbero reso questo EP più sfizioso. Il quadro generale rimane in ogni caso confortante, anche se una pubblicazione simile è probabile rimanga relegata a chi già conosce la band e le sue minacciose sembianze.
