8.0
- Band: DIABOLIZER
- Durata: 00:45:00
- Disponibile dal: 02/07/2021
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
- Me Saco Un Ojo Records
Sebbene siano trascorsi ben cinque anni da “Apokalypse”, EP d’esordio che pareva sempre più destinato a restare un exploit isolato da parte di un progetto velocemente passato in secondo piano rispetto ad una lista di priorità sempre più fitta, i death metaller turchi Diabolizer tornano inaspettatamente con un full-length capace di legittimarli subito come una realtà vitale e meritevole di grande attenzione.
Dopo avere dato la precedenza negli ultimi tempi ad altri gruppi di cui è il principale compositore (Hyperdontia, Decaying Purity ed Engulfed), l’instancabile chitarrista Mustafa Gürcalioğlu è finalmente riuscito a mettere insieme il primo album di questa sua creatura, le cui canzoni danno una rappresentazione del musicista di Istanbul nella sua dimensione più barbara e furente. “Khalkedonian Death” risolve infatti ogni dubbio in merito a un cambiamento nella direzione stilistica della band rispetto al mini del 2016: proprio come allora, la formazione risulta infatti assolutamente indiavolata e interessata a mettere al centro di tutto un approccio estremamente concreto e violento, in cui vengono ignorate alcune delle finezze ravvisabili nei dischi dei succitati progetti per far risaltare il più possibile la più genuina potenza del death metal, oltre a un piglio thrasheggiante immediatamente contagioso.
I Diabolizer non appartengono a nessuna delle micro-mode presenti nell’underground death metal di oggi: qui non si trovano ricicloni swedish death metal, tributi agli Incantation, dissonanze e arrangiamenti elaborati o, di contro, quelle soluzioni becere che stanno a cuore a certi esponenti di etichette come la Maggot Stomp; le atmosfere ossessive e il riffing tesissimo e infervorato che perturbano il disco semmai esprimono chiaramente la devozione che i ragazzi nutrono per band come Vomitory, Vader, (primi) Deicide o Centurian, ovvero gente che in carriera ha sempre badato al sodo con un certo stile, abbinando drittissime badilate sul volto a un velo di malignità. Pur muovendosi all’interno di un contesto molto concreto, anche nei passaggi più groovy il lavoro di chitarra del gruppo turco resta dunque altamente velenoso, e l’album nella sua interezza risulta piacevolmente ammantato da una patina sinistra, quest’ultima espressa attraverso melodie luciferine, arpeggi beffardi e duelli in chiave solista che in un paio di circostanze riescono a coinvolgere anche un basso improvvisamente intraprendente. Di conseguenza, non deve stupire la consistente durata dei brani, la cui pesantezza dei contenuti è sorretta da un songwriting dinamico e intelligente, votato ad architettare strutture che non si esauriscono mai in un paio di assalti all’arma bianca.
“Khalkedonian Death” è insomma un disco con i nervi a fior di pelle, ma dal significato un po’ più complesso di quanto ci si potrebbe inizialmente aspettare. I Diabolizer hanno tante idee per la testa e tanto vogliono condividere con l’ascoltatore: il risultato è una prova densa ed estenuante, che ci porta alla conoscenza di una band davvero determinata nel definire il proprio death metal e nel non lasciarsi distrarre da ciò che oggi va per la maggiore nel mondo underground.
