7.5
- Band: DIABOLUS MECUM SEMPERTERNE!
- Durata: 00:44:51
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- Terratur Possessions
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Un febbraio impegnativo in casa Terratur Possessions che, oltre al ritorno dei Misotheist, pubblica anche il debutto del nuovo progetto di Cernunnus (Manes, Manii), a nome Diabolus, Mecum Semperterne!.
Se da un lato “De Pinte” dei Misotheist è da considerare quasi come un episodio solista di Brage Krabøl, “Diabolus, Mecum Semperterne!” è invece il risultato di un lavoro di gruppo che vede coinvolti nomi noti della scena di Trondheim: oltre allo stesso Krabøl dietro le pelli e a Cernunnus, troviamo K.R. dei Whoredom Rife alla voce, affiancato da Eskil Blix (Djevel, Vemod e Mare), qui responsabile anche dell’arrangiamento dei cori, elemento che si rivelerà essenziale nell’economia del suono della band.
Quarantaquattro minuti suddivisi in nove tracce: quattro lunghe composizioni alternate a tre interludi dal sapore liturgico, più un intro e una lunga outro.
Quello dei Diabolus, Mecum Semperterne! è un black metal che affonda le proprie fondamenta nei meandri più cupi e grezzi del genere e costruisce lunghe cattedrali sonore all’insegna di atmosfere ossessive, senza eccessivi virtuosismi tecnici. Brani che lambiscono — e talvolta superano — i dieci minuti di durata senza mai risultare ridondanti.
Gli intermezzi sono frammenti ambientali sospesi tra ritualità e ambient religioso, costruiti su lontani echi di canti gregoriani: passaggi affascinanti che si integrano perfettamente con i momenti metal veri e propri. “Ab Illo Benedicaris, In Cujus Honore Cremaberis” è un ferale rituale nero edificato su riff ripetitivi e blast-beat continui, sui quali si ergono le voci di K.R. e Blix, divise tra scream catacombali e cori riverberati che sembrano dilatarsi all’infinito.
Il loro è un black primitivo e violento, spesso volutamente caotico ma costruito su strutture che richiamano la musica rituale, dove ogni momento si evolve nel successivo in maniera quasi cinematografica. Emerge anche un lato più lento e riflessivo, ancora una volta accompagnato da una corale solenne e lirica, sebbene la trama sonora resti densa e pulsante. Non è una conversione sulla via di Damasco, bensì la rivelazione di qualcosa di oscuro, misterioso e assolutamente malvagio.
Proprio per la natura unitaria di “Diabolus, Mecum Semperterne!” è giusto lasciare che le intricate sfumature dei singoli brani si rivelino direttamente all’ascoltatore; ciò che va sottolineato è che l’album richiede di essere assorbito nella sua interezza.
“Diabolus Sit In Corde Tuo, Et In Labiis Tuis, Ut Digne Et Competenter Annunties Evangelium Suum”, con il suo titolo chilometrico, rientra appieno nei canoni di quello che viene definito religious black metal, fondendo la violenza sonora con un tappeto d’organo che conferisce alla musica un mood apocalittico e terrificante, mentre con “Gratias Agamus Domino Infero Deo Nostro” si imbocca una via più epica e teatrale.
Totalmente senza pietà è invece “Revelabitur Gloria Domini”, monolite sorretto da chitarre circolari e ossessive, ultimo brano prettamente metal prima della lunga chiusura affidata a “Postludium”, coda dark ambient che ci accompagna all’uscita tra cori gregoriani distorti e droni elettronici abissali.
Nel panorama del black metal più criptico, un disco come “Diabolus, Mecum Semperterne!” non ha la pretesa di risultare originale a tutti i costi, quanto piuttosto di evocare quella miscela di impenetrabilità e intensità emotiva, offrendo al tempo stesso un viaggio sonoro ultraterreno che dalle origini primordiali del genere conduce fino alla nostra moderna distopia.
Una musica che sa ferire e destabilizzare, nella sua forma più pura.
