7.5
- Band: DIESPNEA
- Durata: 00:55:41
- Disponibile dal: 13/02/2026
- Etichetta:
- Code666
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Un black metal caldo, assolato, forse addirittura ‘insolato’ (colpito da insolazione ), e quindi sotto l’effetto dei suoi sintomi: senso di vertigine, stato confusionale e perdita di coscienza.
Oppure, come il nome stesso del gruppo suggerisce, una musica che provoca affanno, fame d’aria, difficoltà nel respiro: questi sono i Diespnea, giovane duo italiano autore già di un interessante debutto un lustro fa, intitolato “Pneuma”, un album di black metal atmosferico – nell’accezione migliore del termine – personale e sufficientemente contemporaneo, ma ben distante da questo seguito, che sposta le coordinate stilistiche su ben altri lidi.
Siamo infatti dalle parti del black metal d’avanguardia, un nome tutelare su tutti potrebbero essere gli ultimi Dødheimsgard di “Black Medium Current”, ma i Diespnea sono bravi a mantenere la propria identità, senza esperimenti forzati o astruse innovazioni, seguendo il loro istinto e una passione che risulta assolutamente palpabile.
Innanzitutto c’è da evidenziare la componente solare, si diceva, torrida, mediterranea, marina – sì, perfino acquatica, perché le composizioni sono popolate anche da scenari e creature del mondo pelagico – ma è possibile imbattersi anche in riferimenti letterari, come il Pirandello di “Uno, Nessuno e Centomila” sul primo pezzo “Maskharah”, esaustivo di questo nuovo corso: tremolo picking, blast-beat e voce scream come da manuale, ma anche cantato pulito, batteria elettronica e tanta melodia.
Ascoltando lo svolgimento della canzone, si potrebbero tirare in ballo i vecchi In The Woods, i Borknagar o Vintersorg, ma tutto è fortemente filtrato da una lente ‘latina’, soprattutto grazie a una seconda parte più cadenzata, su cui vengono adagiati anche un paio di assoli ricchi di echi e riverberi, molto utilizzati lungo l’album e che possono ricondurre al blackgaze di gruppi quali Alcest o Deafheaven, ma più come espediente tecnico che altro, perché le atmosfere, come già ampiamente sottolineato, sono di tutt’altro tipo.
Stesso discorso si potrebbe fare ad esempio per gli Spite Extreme Wing: l’uso dell’italiano e alcune scelte melodiche potrebbero rimandare a “Vltra”, canto del cigno dei pionieri genovesi, ma in verità restiamo comunque a una certa distanza.
Chiude magistralmente il pezzo la citazione di Pirandello sulla doppiezza dei rapporti umani, sulla necessità di dover indossare delle maschere che nascondono i veri volti delle persone, ormai schiave delle convenzioni sociali e determinate a nascondere la loro vera identità.
Ancora più personale e interessante il black metal ritualistico della seconda “L’Abbraccio del Serpente”, in virtù del riuscitissimo inserimento a metà del brano di una specie di danza ancestrale, che rimanda al suono magico di uno dei capisaldi del black dell’Europa del Sud, “Under The Moonspell” dei Moonspell.
Impossibile non citare anche la composizione successiva “Vultures”, stavolta in inglese, dai tratti vagamente post-punk e caratterizzata da un finale dalle reminiscenze trip hop che strizza l’occhio ai Solefald più eccentrici e imprevedibili di “Neonism”, e la title-track “Radici”, capace di far fede al proprio titolo: fischi morriconiani, elettronica e un momento di pura tensione che rievoca addirittura il finale di “Trafitto” dei CCCP.
I due membri Wolke e Anxitudo si dividono quasi equamente i compiti all’interno del sodalizio, sia in fase di composizione che registrazione, e assicurano una preparazione tecnica in linea con quanto richiesto dal genere; intriganti soprattutto le chitarre, molto eclettiche e imprevedibili, ben costruite le parti elettroniche, convincenti il cantato in scream, le voci pulite, i cori. La micidiale miscela di stili rivela la conoscenza dei classici, ma soprattutto la capacità di guardarsi molto bene intorno: l’orizzonte dei due musicisti è quello degli ultimi decenni e, a differenza di tanta concorrenza che tende a millantare originalità salvo poi rimanere saldamente legata al verbo tradizionale norvegese, riescono sul serio a conferire quel tocco di solarità alla loro musica che li rende, se non unici, assolutamente particolari.
Alcune sbavature nell’utilizzo della batteria elettronica e qualche passaggio a vuoto nelle otto lunghe composizioni che costituiscono l’album non riescono a inficiare più di tanto il giudizio finale, che non può che essere fissato ben oltre la sufficienza: i Diespnea fanno onore al metal tricolore e si pongono senza ombra di dubbio sul versante di maggior qualità del metal estremo sperimentale.
