DIFLEGER – Dreamcatcher

Pubblicato il 03/04/2014 da
voto
7.0
  • Band: DIFLEGER
  • Durata: 00:36:22
  • Disponibile dal: 07/04/2014
  • Etichetta: Argonauta Records
  • Distributore: Goodfellas

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Preso in sé il sound dei Difleger intriga di certo, ma non sconvolge. Il quadro sembra tutto sommato molto ben riconoscibile e prevedibile per quanto riguarda il sound della band, sebbene parliamo del sempre molto fluttuante e altamente volatile panorama post-black metal. Spulciando i credit si scopre poi che la band è in realtà una one man-band, la creatura di un certo Anton Yeroma, personaggio oscuro e criptico che ha scritto, suonato, e registrato da solo tutto quello che sentite qui. Non una cosa da poco dunque se si pensa che il lavoro, lungi dall’essere opera abbordabile e accessibile, è invece un abisso scuro e inestricabile in cui screamo, black metal, doom, e industrial si alternano in vortici turbolenti e nefasti di scurissimo e straziante blackened neo-prog. Gli indizi più pratici per capire il corso artistico del progetto sono senza dubbio i Neurosis (fulcro centrale del lavoro è infatti l’alternanza astrattissima e dal feel “punitivo” e catartico che viene fatta tra industrial e sludge-doom), i Deathspell Omega, per via della predominanza assoluta di strutture compositive (soprattutto nel comparto chitarristico) contorte, dissonanti e del tutto prive di luce, e l’immancabile asse cibernetico Red Harvest – Godflesh (nel finale di “Swag” sentirete nelle dissonanze di chitarra anche rimandi diretti al lavoro omonimo degli Jesu e di “Man/Woman” più precisamente!), dualità questa che detta la linea al lavoro soprattutto nella sezione ritmica, assolutamente dominata da drum machine e percussioni cibernetiche, aride e sterili, che evocano dolorosissimi immaginari post-industriali. Le voci rappresentano un capitolo del tutto a sé nel lavoro poiché sembrano voler far brillare una qualche luce nel comparto strumentale altrimenti completamente obliterato da negatività e oscurità totali. Queste infatti si adagiano su solidissime basi hardcore e screamo, portando alla mente la passionalità di band come Deafheaven, Children of God, Fall of Efrafa et similia, da un lato alleggerendo il lavoro del nefasto predominio di tenebre black metal, e dall’altro tenendo la mano tesa all’universo postcore, reame stilistico che sembra non poter mai del tutto vivere senza un qualche barlume di melodia. Il risultato finale è un lavoro ambiguo e introverso, espressione di una sola mente che, come nel caso dei Terra Tenebrosa per esempio (band cui il progetto in questione oltretutto maggiormente somiglia!), non ha voluto o saputo aprirsi ad ulteriori slanci strutturali per accomodare la perplessa mente di un ascoltatore che nella maggior parte dei casi rimane spettatore esterno e messo in disparte ad assistere ad un totale trip mentale di Yeroma . “Dreamcatcher”, dunque, pur nella sua ineffabile qualità artistica rimane un lavoro ermetico, chiuso in sé e poco comunicativo, e questo – scelta unica dell’ascoltatore soggettivo – potrebbe essere un bene o un male, sta ai singoli soggetti deciderlo, anche se noi propendiamo in questo caso al pollice alzato. Il tentativo di Yeroma di dire invece qualcosa di nuovo e di diverso nel panorama “post” va plaudito e accolto con calore, poiché la sua creatura nella sua abissale ambiguità rappresenta senza alcuna ombra di dubbio un capitolo esaltante nel mondo degli ibridi hardcore sperimentali moderni, e soprattutto nel reame dei progetti solisti interamente autosufficienti.

TRACKLIST

  1. Sinking Ship
  2. Mind extract
  3. The words
  4. A Fallen Bird
  5. Swag
  6. Rat race
  7. Light where I live
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