8.0
- Band: DIRE PERIL
- Durata: 01:05:53
- Disponibile dal: 09/11/2018
- Etichetta:
- Divebomb Records
Spotify:
Apple Music:
A chi tende a bazzicare con discreto interesse la scena power metal statunitense, dovrebbe rammentare qualcosa il nome del vocalist John Yelland, così come quello del chitarrista Jason Ashcraft. Si tratta di due musicisti davvero molto dediti alla causa del metallo più melodico, grintoso e sognante di stampo tipicamente americano: basti pensare che ambedue possono vantare nel loro curriculum la partecipazione attiva all’interno di band del calibro di Judicator, Disforia e, nel caso del sopracitato axeman, Hellion Prime. Va quindi da sé che l’unione di due nerd metallici di tale portata non poteva che permettere ad un altro progetto maledettamente interessante di emergere dal terriccio.
In verità la fondazione risale a ben due anni prima rispetto a quella degli Hellion Prime e la si deve principalmente al buon Jason, che solo tre anni più tardi ha ben pensato di reclutare un talento come John a rappresentare quella che sembrava, inizialmente, una band destinata a rimanere confinata all’interno di quella sorta di nicchia in cui demo, EP e produzioni indipendenti la fanno da padrone. Tuttavia, grazie al lavoro dei ragazzi di Divebomb Records, oggi possiamo finalmente mettere le mani sul primo full-length del progetto Dire Peril.
Non a caso abbiamo utilizzato il termine ‘nerd’ per etichettare gli unici due membri ufficiali della formazione odierna; basta infatti osservare il front e i titoli delle canzoni per rendersi corto di essere di fronte a un album perfettamente in linea con quanto fatto dai due ragazzi all’interno delle loro rispettive band: alieni, astronavi, cyborg e intelligenze artificiali sono solo alcuni dei cliché selezionati e collocati in questo sfavillante tripudio di citazioni all’immaginario fantascientifico degli ultimi cinquant’anni.
Anche musicalmente non ci discostiamo troppo con una opener adrenalinica e fomentante intitolata “Yautja (Hunter Culture)”, all’interno della quale è già possibile ammirare l’ottimo lavoro svolto dai Nostri per fornire una prova esemplare di come bisognerebbe approcciarsi alla stesura di un prodotto di questo tipo. Si sprecano gli utilizzi meticolosi di armonizzazioni, riff granitici e melodie suggestive, e ciò si fa ancora più evidente proseguendo con le successive “Planet Preservation” e “Enemy Mine”, fino a giungere alla ballad “The Visitor”; quest’ultima ci ha piacevolmente stupito, riuscendo a unire elementi di matrice quasi progressive e l’atmosfera aliena a una sorta di vero e proprio pianto disperato. Dopo la massiccia “Total Recall”, in cui l’ispirazione nei confronti dei connazionali Iced Earth si fa ancora più evidente, notiamo con piacere la presenza in veste di ospite della bella Brittney Hayes degli Unleash The Archers all’interno del singolo “Queen Of The Galaxy”, un brano ben scritto che, tuttavia, quasi impallidisce se messo a confronto con l’accoppiata seguente. “Roughness” è un concentrato di aggressività e sfoggi di tecnica vocale, mentre la corposa “Blood In The Ice” riesce a farci gelare il sangue negli istanti iniziali e nello struggente bridge acustico, per poi scaraventarci direttamente una valanga addosso in prossimità del magnifico ritornello e dell’assolo carico di note.
Per quanto sia impossibile non godere anche con “Heart Of The Furyan” e “Altair IV: The Forbidden Planet”, le vere sorprese devono ancora arrivare: giusto per non farci mancare nulla, negli ultimi atti di questa sorta di opera cosmica troviamo altri due ospiti a dir poco illustri, ovvero il mostruoso chitarrista Christian Munzner e, soprattutto, sua maestà Arjen Lucassen. La lunga ed evocativa “Journey Beyond The Stars” non solo rende perfettamente giustizia all’iconico compositore olandese dal tocco magico, ma chiude anche più che degnamente un album davvero sorprendente ed emozionante, in grado di rivaleggiare senza particolari difficoltà con le produzioni ben più famose dei due musicisti più volte menzionati. Non ci è dato sapere se i loro impegni con le altre formazioni permetteranno ai Dire Peril di sfornare un secondo album, o magari di intraprendere un tour, ma una cosa è sicura: di dischi come questo non ne escono mai abbastanza!
