DIRGE – Elysian Magnetic Fields

Pubblicato il 27/12/2011 da
voto
8.5
  • Band: DIRGE
  • Durata: 01:14:06
  • Disponibile dal: 16/05/2011
  • Etichetta: Division Records
  • Distributore:

Per Natale fatevi un favore: procuratevi questo album e uno stereo nuovo. Prima però mettete il dischetto in questione nello stereo vecchio, e assistete impotenti mentre vi squaglia le casse come un cubetto di ghiaccio in fonderia. “Elysian Magnetic Fields” dei parigini Dirge è, infatti, un album doom metal monumentale, dalla potenza travolgente, e dotato di un arsenale sonoro che fa letteralmente rabbrividire. La qualità di questo lavoro è tale da farlo risultate inattaccabile, inscalfibile, e troppo solido e refrattario a qualunque critica o appunto, sotto veramente troppi punti di vista. Oltre ad essere un lavoro di uno spessore assoluto è anche il sunto perfetto di un 2011 “strano” sotto molti punti di vista, e il perfetto tassello mancante per chiudere l’anno in bellezza all’insegna di un underground sempre più protagonista e sempre più bacino di riferimento per le sonorità più ricercate, e per molti versi anche più oneste e sincere. Ultimo appunto di contorno breve ma doveroso, è che il lavoro qua descritto è stato scovato praticamente per caso dal sottoscritto tra i suggerimenti di Spotify (servizio attualmente non presente nel nostro Paese), discorso più ampio questo, che non trova qui né tempo né la sede adatta, ma che è emblematico della situazione dell’industria, con un mainstream sempre più confuso e attaccato ai soliti vecchi canali, e un underground vorace e creativo che si sta facendo strada e aprendo crepe di sfogo in ogni dove, grazie alle più recenti tecnologie, ma soprattutto grazie sempre e solo ad una cosa: la qualità più pura, non contaminata da alcuna pretesa di mercato. Con “Elysian Magnetic Fields” siamo nell’underground più totale, dunque, persi chissà dove tra i graziosissimi caffè del del centro di Parigi e le banlieues incolori e dissestate, ad analizzare un album uscito ormai oltre sei mesi fa e incredibilmente passato quasi completamente inosservato vivendo nell’anonimato più totale, proprio come dovrebbe essere per il più puro, introvabile e prezioso dei gioielli, cosa che questo sbalorditivo album è a tutti gli effetti. I Dirge sono veramente l’emblema dell’underground più cruento e spietato, ma anche sincero e dirompente. Partiti ormai nel lontano 1994 come band industrial metal, i Nostri hanno man mano affinato le loro armi e sono arrivati a costruirsi un bagaglio musicale tutto loro, personalissimo, fortemente contaminato, ma raccolto, organizzato, e lungimirante allo stesso tempo. Il primo parallelismo che balza alla mente per descrivere il sound di questi quattro distruttori francesi è inevitabilente quello dei Red Harvest, proprio per via della strana fusione tra il doom metal futuristico menzionato poco fa e le origini industrial/tech-metal appena accennate. Se poi siete estimatori del doom metal cosmico degli Ufomammut e delle melodie colossali di gente in gamba come gli Isis (periodo “Oceanic”), allora le nozze con questo album sono già bell’e fatte e anche consumate. Il suono dei Dirge infatti è gelido, glaciale e assolutamente monumentale, ma anche delicato nelle giuste dosi, magniloquente, maestoso e fottutamente progressivo. Le chitarre si ergono in un cosmo di tasitere e synth, come titanici blocchi di (anti)materia oscura, accatastati a perdita d’occhio in uno spazio desolatamente vuoto. Il vuoto è il risucchio creato dal suono dei Dirge è palpabilissimo ed agghiacciante. Le ritmiche rallentate allo strazio più totale aprono a scenari incomprensibili, alieni e soffocanti, in cui tutto sembra fluttuare alla deriva e nella non esistenza più totale. Le tastiere, estremamente protagoniste, disegnano le uniche pennellate di colore di un quadro altrimenti smaterializzato, le uniche nebulose di movimento esistenti in uno spazio altrimenti infinito e completamente devitalizzato. Ma sono in stasi anch’esse. Gelide e immobilizzate dal nulla, spostate solo da un polveroso vento cosmico in uno scenario altresì morto, abbandonato e completamente vuoto. L’apertura ad opera della colossale “Morpheé Rouge” stacca letteralmente la testa dal collo fin dalle prime note con una badilata di chitarroni ribassatissimi che non lascia scampo. La traccia poi ribolle e sublima in una stupefacente e irresistibile cavalcata space-sludge che trionfa nel finale con un assolo di chitarra tanto straziante quanto perfetto, che anche se di una razza tutta a sé ricorda la follia chitarristica alla fine di “Third Eye” dei Tool. Il resto del lavoro si sviluppa sulla stessa linea con colpi di scena e sorpese praticamente in ogni dove, tra devastazione doom bieca, spietata e fottutamente inarrestabile, e un preziosissimo e indecifrabile distillato di dark wave, noise e psichedelia. La musica che sgorga da questo album colossale è sempre convogliata alla perfezione e sospinta da riff assolutamente perfetti e devastanti, da linee di tastiere e synth dilaganti, e da voci roboanti che sembrano annunciare non si sa bene quale catastrofe cosmica. Il picco arriva con “Cocoon”, traccia-voragine lunga dieci minuti, che tra partiture ambient agghiaccianti, chitarre tonanti e sample “fantascientifici” di ogni sorta – imbastite di conversazioni, voci e brusii di chissà quale origine – eregge un vero monumento al post-metal più intelligente e avanguardistico, con un finale monumentale che ricorda il suono di una supernova intenta a collassare su stessa. I Neurosis guardati dritti in faccia e sfidati senza alcuna paura in casa loro. Se l’incontro avvenisse sul serio la leggendaria band di Oakland perderebbe in casa impietosamente, perché in questo episodio, e in altri parecchi punti del disco, i Dirge hanno fatto addirittura meglio. E non dimentichiamo un dettaglio non indifferente: questi ragazzi transalpini, attivi ormai da diciotto anni, sono contemporanei ai Neurosis, e non l’ultima band-copia noiosa e ruffiana appena arrivata. Band immensa, scoperta piacevolissima, e ovviamente, album pazzesco.

TRACKLIST

  1. Morphée Rouge
  2. Obsidian
  3. Cocoon
  4. Sandstorm
  5. Elysian Magnetic Fields
  6. Sine Time Oscillations
  7. Narconaut
  8. Falling
  9. Apogée
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