DIRGE – Hyperion

Pubblicato il 31/03/2014 da
voto
7.5
  • Band: DIRGE
  • Durata: 01:02:16
  • Disponibile dal: 14/03/2014
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore:

Tra gli esponenti più “forzuti” e pregni di personalità del post-metal europeo, ci sono certamente i francesi Dirge, band sempre defilata e schiva nei confronti dei riflettori dei grandi circuiti che contano, ma non priva di storia e fascino, e anzi, casomai band che è da annoverare a tutti gli effetti tra i capostipiti del genere visto che sono attivi addirittura dal 1994 (anno in cui, per dire, persino i Neurosis erano ancora alle prime armi con la sperimentazione che li ha poi resi famosi). Trascinati da un sound monolitico, scuro, malinconico e avvolgente, i Dirge hanno sempre proposto un genere altamente personale fatto di doom metal e ambient, che a fasi alterne nell’arco della loro carriera li ha strattonati in mille direzioni diverse spingendoli ora a licenziare album industrial, ora drone-doom, ora post-rock e ora sludge, in un costante susseguirsi di sussulti creativi mai privi di cognizione artistica e avventurismo stilistico. Oggi il combo francesese torna con un album che ritraccia il solco del precedente e immenso “Elysian Magnetic Fields”, accentuando la verve melodica e progressiva di tale lavoro e levigando ancor di più il loro sound da ogni passato residuo sperimentale, materializzando in ultima istanza un lavoro che rockeggia senza sosta dall’inizio alla fine, sospinto da onde d’urto costanti di doom titanico, e che pulsa come un cuore scalpitante senza trovare mai alcun momento di stallo o incertezza. I loro inizi all’insegna dell’industrial rimangono impressi nel sound ancora oggi in maniera esemplare grazie a sontuosissime costruzioni di tastiere e synth (loro immancabile e più ovvio punto di forza), che creano un backdrop atmosferico all’intero disco davvero pauroso, mostrando quanto la band la sappia lunga in materia, e quanto, a differenza di tante altre band del panorama “post” metal che le usano come semplice abbellimento, nel caso dei Dirge le tastiere assumano i connotati di veri e propri fondamenti portanti del loro sound, e come queste siano assolutamente imprescindibili, e capaci di generare multistrati di potenza immaginifica sopra la sezione ritmica e le chitarre davvero impressionanti. Il resto della sezione strumentale non è certamente da meno, e dei midtempo monolitici intervallati da comatosi abissi doom disegnano le traiettorie di nevralgiche e sontuose costruzioni post-sludge che citano in egual misura Neurosis, Godflesh, Yob, Swans, Dead Can Dance, Pink Floyd ed Einsturzende Neubauten. Dominatrice di tutto rimane, immancabilmente, la melodia (marcata sino in fondo persino da riuscitissimi innesti di voci pulite), qui portata dai Dirge a livelli di sontuosità, magniloquenza e raffinatezza davvero da perfezionisti puri, a tratti accennando persino a movimenti sonici dal taglio puramente gothic o funeral doom citando addirittura band come Evoken e Mournful Congregation. Se da un lato questa ricerca costante della melodia perfetta in ogni angolo del disco è finita per mitigare un tantino l’oscurità potenziale (e auspicata più di quanto poi effettivamente implementata) dello stesso, chiudendo la band in sporadici angoli di timidezza e introspezione, dall’altro questa verve quasi “solare” adoperata nel songwriting dai francesi ha spianato la strada per quello che rimane sinora il lavoro più accessibile mai realizzato dai Nostri. Anche con “Hyperion” dunque, i Dirge, assieme a Cult of Luna e Amenra, rimangono oggi la più onesta, affermata e riuscita voce del post metal europeo, e tra gli ultimi al mondo ancora in grado di esprimere livelli altissimi di songwriting all’interno di un genere che ha sempre meno leader e sempre più follower.

TRACKLIST

  1. Circumpolaris
  2. Floe
  3. Venus Claws
  4. Hyperion Under Glass
  5. Filigree
  6. Remanentie
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