DIRGE – Lost Empyrean

Pubblicato il 11/12/2018 da
voto
8.0
  • Band: DIRGE
  • Durata: 00:58:20
  • Disponibile dal: 14/12/2018
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore: Audioglobe

Dopo quattro anni di silenzio (o recupero dell’ispirazione) torna il doom celeste dei Dirge. “Lost Empyrean” è il settimo lavoro dei francesi, da sempre dediti ad una produzione meticolosa e sempre di alta qualità. Difficile era bissare l’ottimo “Hyperion“, ma con quest’album la band riesce a far valere tutti i punti di forza dell’essere ormai una realtà che vanta venticinque anni di attività post-metallara, da sempre dedita ad una ricerca verso l’infinito. “Noi attraversiamo l’infinito a ogni passo e in ogni momento ci troviamo faccia a faccia con l’eterno”, diceva Rabindranath Tagore, e sembra che questo sia anche un programmatico riferimento alla discografia e al percorso dei musicisti parigini.
Già con “Wingless Multitudes” ci si rende conto che il panorama sonico del post-metal/sludge dei Dirge è divenuto ancora più ampio, proseguendo le direzioni ultime della band di Marc T (vero e proprio mastermind della formazione dal 1994). Le sfere celesti e provvidenziali si incontrano con una terra desolata che tenta ancora di guardare in alto per trovare una sorta di salvifica dimensione su cui poggiare l’esistenza stessa: uno sguardo verso l’alto, un lancio verso il vuoto e l’infinito. Due anni e mezzo sono serviti al quartetto per impostare un lavoro che è sostenuto da una dimensione compositiva che riesce ad emergere sia in termini di maturazione che di sound specifico, pur mantenendo i punti cardine che hanno sempre reso i Dirge una band da vero e proprio culto. Se da un lato è infatti vero che il fenomeno atmospheric doom ha ormai preso piede in tutto quel panorama che spesso si definisce sotto il genere del post-metal, è anche vero che creature come queste sono in grado di ridefinirne alcuni parametri. Sempre lontano dai grandi riflettori, i Dirge divengono emblematici per una corrente di genere che è ancora in grado di offrire del materiale intrigante che possa prendere dai Pelican, dagli Isis, dai Neurosis eppure fornire un contrappunto originale, peculiare e parimenti affascinante.
Di certo non ci si aspetta la novità assoluta, ma brani come “Algid Troy” riescono a trovare il loro spazio particolare all’interno di una produzione così derivativa e diffusa. Il brano parte con un mood epico, ma si apre pian piano a quelle aperture di synth e tastiere tipiche dei Dirge, che riescono a rendere il tutto oscillante tra la grande melodia trascinante e l’assetto più ruvido degli accordi e dei timbri tipici del doom, soprattutto nel trascinante finale, così come nella successiva – ed altrettanto potente – “The Burden Of Almost”. La dissonanza che permea in alcune melodie così centrali nel sound Dirge ne diviene un interessante aspetto e riesce a farsi spazio in una maniera tutta personale. I rintocchi industriali, gelidi e monumentali del comparto tastiere e chitarre assurgono nella title-track in uno dei momenti più evocativi del lavoro e permettono all’ascolto di farsi sempre più immersivo pian piano che il viaggio sonico e spaziale cerca di raggiungere il suo climax. I riff sono presenti in tutta la loro massa specifica e non vengono per nulla annientati dalle divagazioni elettroniche, divenendo un agglomerato di sonorità, un pastiche, un tutt’uno compatto e omogeneo, capace di evocare, trascinare e annientare. In “The Sea Of Light” ci si perde in tutto e per tutto in un trascinante e fumoso panorama spaziale, in cui fanno capolino anche i momenti di clean vocals, che partono in sordina e diventano parte del tutto in maniera quasi naturale, per poi richiudersi nei riverberi del monolitico finale di “Sarracenia”.
Quando si parla di post-metal sarebbe bene ancora passare da realtà come questa, da sempre (re)legate ad un underground meno fortunato di altre situazioni che sono riuscite ad emergere in maniera più esplicita. In altre parole: sarebbe difficile oggi dire che i Dirge sono qualcosa meno dei Cult Of Luna, o degli Amenra. Così come è difficile oggi non associare un grande album della band, “Elysian Magnetic Fields”, che aveva aperto la decade corrente, con questo “Lost Empyrean”, che la chiude con altrettanta classe e magnificenza.

TRACKLIST

  1. Wingless Multitudes
  2. Hosea
  3. Algid Troy
  4. The Burden Of Almost
  5. Lost Empyrean
  6. A Sea Of Light
  7. Sarracenia
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