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- Band: DISHARMONIC ORCHESTRA
- Durata:
- Disponibile dal: //2002
- Distributore: Audioglobe
Ecco l’ennesima band le cui tracce si erano perdute ormai da troppo tempo. I Disharmonic Orchestra, per chi seguiva la scena estrema europea nei primi anni Novanta, sono una band il cui nome dovrebbe infatti suonare ancora familiare, nonostante siano passati otto anni (ma come passa velocemente il tempo…) dalla loro penultima fatica, “Pleasuredome”, che vide al suo indomani lo scioglimento della band, causa un completo disinteressamento del pubblico dell’epoca alla proposta dei nostri. Sarebbe però eccessivo parlarvi di loro come di una band fondamentale: il loro concentrato di death metal e grindcore dalle tinte sperimentali ha infatti prodotto episodi più che gradevoli ma, per intenderci, non sono mai riusciti a ripetere le prodezze dei connazionali Pungent Stench (con i quali tra l’altro pubblicarono uno storico split-lp nel 1989) e rimanere nella memoria collettiva per essere stati tra i primi a provare a portare la musica metal estrema verso territori inediti. Con questo ritorno targato terzo millennio, Patrick Klopf ed i suoi provano a rinverdire il nome Disharmonic Orchestra riverniciando di nuovi contenuti la proposta dei tempi che furono e cercando di apparire moderni, attuali e al tempo stesso ancora armati di eclettismo e voglia di sperimentare. E allora, cosa manca a questo “Ahead” per diventare un nuoco classico della band, come fu per “Expositionsprophylaxe”? A dire il vero un po’ tutto. Le tredici tracce di “Ahead” appaiono più come una zuppa ricca dei più disparati ingredienti – il thrash/hardcore dei S.O.D., il grindcore dei tempi andati, elementi di musica industrial e quant’altro – dosati però un po’ a caso e senza il gusto dello chef di prim’ordine (che so, un Devin Townsend, un Mike Patton o un Peter Tagtgren); le idee sperimentali nelle strutture ci sono, ma non sono mai così innovative come i nostri vorrebbero farci credere ed è così, ad esempio, che le citazioni reznoriane in “Idiosyncratred” e l’uso di drum machine e sintetizzatori in “Dual Peepholes” e “Plus One” ci mostrano una band di maldestri principianti alle prese per la prima volta con l’elettronica. Risultati migliori, purtroppo, non si raggiungono neanche quando è la matrice thrash/hardcore a venire a galla, o quando i nostri tentano di ribadire il loro passato lanciandosi a folli velocità con strutture e riff grindcore ormai abusati fino alla nausea: forse sarebbe stato meglio, per il bene dei fan e del ricordo del nome Disharmonic Orchestra, cercare di organizzare meglio questo come back, spendendo più tempo sull’arrangiamento e la stesura di queste tredici (mediocri) tracce. Geni si nasce, non si diventa.
