7.0
- Band: DISHUMANE
- Durata: 00:14:45
- Disponibile dal: 07/08/2026
- Etichetta:
- Blood Harvest
“Centurion’s Demise” segna il debutto dei Dishumane, nuovo progetto statunitense guidato dal cantante e chitarrista James Shanks, affiancato dal sempre più quotato batterista Charlie Koryn (Ascended Dead, Incantation, Funebrarum) e dal bassista degli Incantation Chuck Sherwood. Un esordio in formato mini, rapido e diretto, che si inserisce nel filone death metal contemporaneo con un approccio che cerca di non apparire troppo derivativo. Il lavoro comprende tre brani completi e un outro finale meno essenziale, ma nel complesso si presenta come un biglietto da visita convincente e già piuttosto consapevole.
Sul piano compositivo, Shanks sembra voler ribadire un punto preciso: niente scorciatoie atmosferiche o soluzioni basate su mood cavernosi fine a sé stessi, ma un death metal costruito prima di tutto sul riff e sul movimento interno delle strutture. I brani si sviluppano infatti in continua trasformazione, alternando accelerazioni e rallentamenti senza mai fissarsi su una formula rigida. Questo approccio dona al mini una vitalità costante e lo avvicina a realtà recenti come Hyperdontia e Diabolizer, le quali sono ormai note per la loro capacità di mantenere alta la densità di idee senza perdere coerenza. Allo stesso tempo, alla base affiorano i riferimenti più classici: la furia e lo slancio dei primi Deicide nelle parti più aggressive, il peso tellurico degli Incantation nei midtempo e una certa oscurità grezza che richiama gli Immolation dei primi anni Novanta. Ne risulta un impasto che guarda al passato, ma che privilegia la scrittura concreta rispetto all’omaggio diretto. A emergere con chiarezza è soprattutto la qualità del songwriting, basato su una notevole varietà di riff che rappresentano il vero centro dell’identità dei Dishumane. La title-track “Centurion’s Demise” ne è l’esempio più efficace, con un alternarsi fluido tra impatto frontale e aperture più articolate, sostenute da una scrittura che non perde mai il senso della direzione. La produzione, ruvida e corposa, contribuisce a rafforzare questa impostazione, mantenendo un suono organico e coerente con la tradizione death metal statunitense più autentica.
Nel complesso, “Centurion’s Demise” funziona come una presentazione convincente di una band che ambisce appunto a distinguersi attraverso la sostanza anziché con l’effetto sorpresa. I Dishumane non sembrano volersi affidare a soluzioni troppo dispersive e costruiscono la propria identità su una scrittura particolarmente riff-centrica solida e dinamica, elemento che li rende già abbastanza riconoscibili all’interno della scena contemporanea. Pur nella sua brevità, il mini lascia intravedere un potenziale concreto, soprattutto in vista di un futuro album che potrà ampliare e affinare queste intuizioni. È un debutto ancora parziale, ma ricco di energia e direzione.
