8.5
- Band: DISSECTION
- Durata: 00:45:38
- Disponibile dal: 03/05/1993
- Etichetta:
- No Fashion Records
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Registrato nel Marzo del 1993 nei famosi Unisound Studio di Dan Swano, “The Somberlain” degli svedesi Dissection rappresenta molto più che un semplice album black metal: l’inizio di una discesa senza possibilità di risalita verso l’oscurità più assoluta, culminata con la pubblicazione del pluri-decorato “Storms Of The Light’s Bane” e dissolta irrimediabilmente con l’incisione del controverso “Reinkaos”. L’atmosfera racchiusa nelle composizioni, il giusto equilibrio tra aggressività e melodia e l’agghiacciante voce di Jon Nödtveidt rappresentano tre capisaldi di questo entusiasmante debutto: l’inizio del viaggio nell’ade inizia con la lunga e mutevole “Black Horizons”, traccia che delinea in maniera forte gli elementi chiave del suono complesso ed accattivante di questa nuova promessa del black metal scandinavo. Se confrontato con la quasi totalità delle uscite black dell’epoca “The Somberlain” pone l’accento sull’abilità compositiva e tecnica degli strumentisti impegnati nel progetto, abili nel fondere elementi acustici ad intermezzi pianistici senza per questo mettere in secondo piano l’atmosfera cupa che accompagna ogni brano. Decisamente atipica per gli standard del genere la lunghezza dei singoli episodi che compongono il trittico iniziale composto da “Black Horizons”, la titletrack e “A Land Forlorn”: il suono, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, risulta diretto e facilmente memorizzabile, complice anche la quantità di melodie immediate e l’atmosfera epica evocata dal break acustico e dai cori (ad opera di Swano) inclusi nella traccia apripista. Più diretta e meno propensa all’inclusione di lunghi stacchi strumentali la seconda parte del lavoro dove fanno la loro comparsa bordate del calibro di “Heaven’s Damnation”, “Frozen” e non ultima la glaciale “In the Cold Winds of Nowhere”, traccia capace di fondere con maestria i plumbei ritmi introduttivi con un finale in continuo crescendo dove viene a galla tutta la maestra compositiva di Nödtveidt. L’atmosfera soffusa ed i ritmi trascinati di “Mistress of the Bleeding Sorrow” sembrano quasi prendere le distanze dalla ferocia espressa nelle precedenti composizioni: degne di menzione le numerose parti soliste di Nödtveidt e lo splendido stacco di tastiera incluso nella parte centrale del brano, malinconico e drammatico nel suo lento incedere. Lontano dai classici difetti riscontrabili nella quasi totalità dei debut album “The Somberlain” è un lavoro maturo che mette in evidenza l’abilità della formazione di fondere elementi tanto cari al black metal con altri più congeniali al death e melodie di derivazione più classica: elementi che faranno la fortuna della formazione, amata in ugual misura da fan più oltranzisti del black e da coloro che hanno trovato nella musica di Nödtveidt il giusto biglietto introduttivo per un genere eccessivamente criptico per i neofiti. Degno complemento dell’opera l’evocativa ed oscura la copertina di Kristian Wåhlin, forse molto più che un semplice tributo all’artwork di “Abigail” di King Diamond. Pur senza qualche piccolo peccato di gioventù (“The Grief Prophecy” rimane “solo” una buona traccia) “The Somberlain” rientra di diritto tra gli album più importanti della scena black degli anni novanta: pur allontanandosi in maniera netta dalla ferocia e impenetrabilità degli act norvegesi il debutto dei Dissection rappresenta tutt’ora un termine di paragone e punto di riferimento per le numerose band che si sono avventurate nel genere. Il giusto punto di partenza per chi vuole conoscere o semplicemente riscoprire una delle band che, per cause tristemente note, ha già concluso la sua breve esistenza.
