7.0
- Band: DIVINE EMPIRE
- Durata: 00:58:11
- Disponibile dal: 25/04/2005
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: Self
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Peccato, per la miseria! E’ un vero peccato! I Divine Empire degli ex-Malevolent Creation Jason Blachowicz e J.P. Soars, rispettivamente voce/basso e chitarra, hanno buttato alle ortiche un’occasione davvero da non perdere: già, in quanto, con questo nuovo (e quarto) “Method Of Execution”, il terzetto floridiano si dimostra veramente ispirato ai massimi livelli…idee come se piovessero dal cielo, una violenza con pochi paragoni, messa poi al servizio di una tecnica mostruosa e debordante, una serie di trovate che avrebbero permesso alla band di uscire alla grande dall’inquadramento brutal-death tout-court in cui finora è sopravvissuta; in più, una produzione galattica, precisa e potente, tanto per far deflagrare i timpani di noi malcapitati ascoltatori, anche grazie al growl catacombale (alternato alle urla disumane) di Blachowicz, impressionante. Dopo questa serie di paroloni, direte voi: “Embè, che c’è che non va?”. Bene, leggete sopra…58 minuti di disco! Un vero sproposito, spiace assai dirlo! Un disco di tale genere con sedici pezzi, purtroppo, non può esimersi dall’avere almeno cinque-sei filler di cui si sarebbe fatto volentieri a meno: non perché siano canzoni brutte, ma semplicemente perché inutili e assolutamente non memorizzabili, arrivati in fase di ipnosi cerebrale verso l’undicesima traccia. Bastava davvero pochissimo: quaranta minuti di album, una decina di brani e via lisci come l’olio! E sì, soprattutto perché in “Method Of Execution” ci sono sicuramente i pezzi migliori mai scritti dai Divine Empire: l’opener, “Vowed Revenge”, è quasi ossianico nel suo incipit brutale ma epico, seguito poi da una scarica al fulmicotone durante la quale il drummer Duane Timlin sembra quasi tentacolato, da quanto massacra i propri tamburi; “Surgical Strike” e “Dungeon Mask” sono due facce della stessa medaglia, devastante l’una, dalle tinte doomy l’altra; “Prelude To The Storm” è strumentale e presenta chitarre classiche accompagnate da violino e violoncello, per lo meno stravagante per una band dai pochi fronzoli come i Divine Empire, seguita a ruota da “Storm Of Hatred”, un brano memorabile che introduce stacchi acustici e riffoni di melodic death, felicissimi se ascoltati un paio di volte nel bel mezzo di un massacro in piena regola; “Terror Zone” suona un po’ Immolation, con il suo rifframa nervoso e disturbante, ma è decisamente una fra le track migliori dell’album; chiudono, fra le canzoni degne di nota, la black-oriented “Kill The King” e la strumentale di chiusura “Reduced To Ashes”, dal titolo quanto mai veritiero. Il restante gruppo di song ha semplice funzione di intrattenimento; al sottoscritto sarebbero bastati i pezzi citati per immolare in gloria i Divine Empire, ma così non è. Sinceramente, l’impressione è che la band abbia voluto esagerare e strafare, erroruccio che pregiudica non poco la nuova prova dei nostri. Sia chiaro, per i brutaller accaniti e affamati di morte e violenza, “Method Of Execution” è un disco da prendere al volo, in quanto saranno soldi certamente ben spesi. Resta comunque un peccato: poteva davvero essere ma non è.
