7.5
- Band: DIVISION OF MIND
- Durata: 00:34:00
- Disponibile dal: 03/04/2026
- Etichetta:
- Triple B Records
Con “Exoterror”, i Division Of Mind tornano a colpire con un secondo full-length che non lascia spazio a fraintendimenti: più pesante, più brutale, più determinato. Il debutto omonimo degli statunitensi era arrivato praticamente a ridosso della pandemia di Covid-19, tagliando le gambe a una band che, per natura e attitudine, vive soprattutto nel contatto diretto con il pubblico. Una battuta d’arresto non da poco per un gruppo hardcore, costretto a rinunciare alla dimensione che più ne definisce l’identità. Oggi il contesto è solo apparentemente più favorevole, ma abbastanza stabile da permettere al quintetto di Richmond, Virginia, di rilanciare. E lo fa senza compromessi, riaffermando una visione sonora radicata in un hardcore metallizzato, cupo e intransigente. Le coordinate stilistiche sono chiare: l’eredità dei primi Hatebreed e Cold As Life viene ripresa e aggiornata con una produzione più moderna e schiacciante, mentre un sottile strato di suggestioni industriali interviene a collegare alcuni brani attraverso sample ed effettistica.
Le tracce si sviluppano secondo schemi relativamente lineari, con pochi scarti interni e una predilezione per durate contenute. Non c’è una ricerca particolare della variazione, ma un costante lavoro sulla precisione dell’impatto: ogni brano è costruito per essere immediatamente efficace, senza deviazioni superflue. In questo senso, la scrittura dei Division Of Mind punta su una reiterazione controllata, che evita sia la dispersione sia l’eccessiva semplificazione. Quando il gruppo rallenta, lo fa per scavare nel riff, lasciandolo girare con insistenza, fino a renderlo quasi ossessivo. In quei momenti emerge un gusto diverso, più vicino a certe torsioni del death metal newyorkese, con richiami evidenti a Suffocation, ma senza mai spostare davvero il baricentro.
Se si guarda al disco nel suo insieme, può emergere una certa uniformità tra i brani: le differenze sono minime e la caratterizzazione individuale non è il punto di forza principale. Eppure, presi singolarmente, i pezzi funzionano tutti come veri e propri demolitori. La tracklist diventa così un flusso continuo di aggressione, che trova la propria ragion d’essere proprio nella ripetizione e nell’intensità. Alla lunga, più che ricordare un singolo passaggio, resta la sensazione complessiva, quella di un disco che non vuole concedere tregua e che non cambia passo tanto per compiacere, per un’esperienza di puro annientamento che, nei momenti giusti, può rivelarsi un vero toccasana per sfogare la rabbia repressa.
Alla fine, “Exoterror” centra quindi il bersaglio grazie a una formula semplice ma eseguita con convinzione: al di là di un velo di elettronica, pochi fronzoli e massima resa. È un disco pensato per il pit, per il sudore e per l’impatto fisico, e non fa nulla per nasconderlo. Rispetto ad uscite analoghe, però, si distingue per una maggiore rifinitura e per un lavoro di produzione che ne amplifica la potenza complessiva. Musica appunto per chi cerca uno sfogo diretto, senza mediazioni: pugni che volano davanti al palco, tensione che si scarica. Né più né meno.
