7.5
- Band: DOBERMANN (IT)
- Durata: 00:36:00
- Disponibile dal: 01/06/2012
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Chitarra, basso e batteria. Un trinomio essenziale che evidenzia in maniera cristallina quali sono gli strumenti del mestiere indispensabili per fare del buon rock, ovviamente supportati da un talento compositivo che raggiunga almeno la soglia della sufficienza. In questo ventunesimo secolo schizzato molte band, sedotte dal successo effimero dei social network, hanno preferito tirare i remi in barca, lasciando lo sporco lavoro a comodi e funzionali software in grado di confezionare un sound perfetto ma algido, utile anche a mascherare alcune gravose lacune che fino a vent’anni fa difficilmente avrebbero permesso loro di ottenere un contratto discografico. Per nostra fortuna esistono ancora band che preferiscono lasciare da parte le apparenze, come i torinesi Dobermann, per concentrarsi esclusivamente sulla musica, espressa in questo da caso da un linguaggio schietto e irriverente. Provate ad immaginare una fruttuosa jam tra AC/DC, Ramones ed Anthrax fatta in un capannone industriale di una grigia metropoli ed i giochi sono fatti. Il power trio nostrano tira fuori gli artigli già dalla micidiale “Non Fai X Me”: un attacco frontale al cardiopalma, scandito da un testo serrato ed incisivo narrato in maniera credibile e convincente. Dalle liriche emerge un forte senso di denuncia, chiaramente espressa in brani al vetriolo come “Rosso” e “Negativo”, così come nella reinterpretazione di “Antisociale”, il brano più celebre dei Trust, band d’Oltralpe che ha vissuto un lampo di gloria all’inizio degli anni ’80. L’agghiacciante frenesia e la quotidianità alienante emergono nella sardonica “Mi Sono Trasformato In Un Robot”, mentre la volontà di combattere per le proprie convinzioni viene palesata nella corrosiva “Quando L’Asfalto Grida”. Soltanto la singhiozzante sincope dal retrogusto vintage di “Night Rider” non convince, ma questa piccola imperfezione non scalfisce la qualità complessiva di un lavoro curato in ogni minimo dettaglio, esaltato peraltro dalla scintillante produzione curata da Gianni Condina (all’opera con realtà popolari come Linea 77, Subsonica e Caparezza) e missato in maniera egregia ai celebri Finnvox Studio a Helsinki. “Dobermann” ha una sola controindicazione: quella di creare una forte dipendenza.
