DODECAHEDRON – Dodecahedron

Pubblicato il 03/02/2012 da
voto
6.5
  • Band: DODECAHEDRON
  • Durata: 00:52:18
  • Disponibile dal: 20/01/2012
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Dove comincia la ridondanza e la prolissità e dove finisce il capolavoro mancato? La linea che separa le due cose, a volte, è sottile, veramente sottile. Nel caso dei Dodecahedron, questa è stata forse, purtroppo, oltrepassata, anche se di poco. Per buona parte dell’ascolto del loro debutto omonimo, verrebbe da gridare al capolavoro, ma poi, visto il disco nel suo insieme, queste parole finiscono per non uscire mai. Ma partiamo dal principio. La proposta della giovane black metal band olandese è indubbiamente veramente ambiziosa. I nostri hanno tentato di dare un taglio tecnico al black metal, e per buona parte del lavoro trionfano su più fronti, soprattutto quello compositivo e atmosferico, creando dei passaggi e degli arrangiamenti tanto complessi quanto devastanti, costantemente puntellati e ben sorretti da delle doti tecniche veramente solide e fuori dal comune, soprattutto per il black metal. I Nostri, inizialmente per lo meno, non si perdono, non si dimenticano di evitare i preziosismi e di essere abrasivi e viscerali come si conviene per una black metal band – che, come giusto che sia, vuole inorridire – e bilanciano bene la paurosa esecuzione tecnica con delle atmosfere cupe e tenebrose al punto giusto. Questa sontuosità compositiva, coniugata con una vena esecutiva così bieca, violenta ed atroce, ricorda immeditamente le architetture infernali e impossibili degli immensi Deathspell Omega, ma passano poche decine di minuti di ascolto che man mano che il disco si srotola, ci accorgiamo che i Dodecahedron sono forse andati troppo oltre e il loro sontuoso progetto comincia prima a fare crepe un po’ ovunque e poi a crollare tragicamente. Il motivo di tutto ciò sta nel fatto che la band ha veramente esagetato con i tecnicismi fini a se stessi, un elemento notoriamente stucchevole se non dosato con saggezza. A volte, le funambolie esecutive sono talmente bombastiche da non essere neanche più credibili e diluiscono la musica in un vortice di autoreferenzialità e vanità musicale quasi collassata su se stessa. Basta attendere la seconda traccia “I, Chronocrator” per constatare che questi ragazzi non si stanno già più rendendo conto che stanno strafacendo. La succesiva “Vanitas”, ironia della sorte, peggiora ancor più la situazione e comincia a far vacillare l’identità musicale della band, che a tratti comincia più ad assomigliare a una band tech-metal o mathcore come gli Psyopus, gli Obscura o i Cephalic Carnage. Insomma, una realtà alquanto difficile da accettare, se si era partiti con la sensazione iniziale di aver trovato una black metal band avvelenata e spietata, e poco interessata a preziosismi tecnici. La valutazione quindi non si riferisce affatto alle capacità o all’ambizione dei Nostri, entrambe le quali sono sopraffine, ma la tendenza a strafare – e dunque a “perdersi” – è innegabile, e la valutazione di insieme, proprio per questo aspetto, inevitabilmente ne esce compromessa. Neanche alcuni momenti più sulle coordinate di un certo industrial alla Swans o a dilatazioni tipicamente “post” – in vero di ottimo gusto, ma troppo sporadiche – aiutano a risollevare la situazione di un album davvero “appesantito da se stesso”. Certi universi dovrebbero rimanere separati: è proprio una questione di gusto e tatto. Band che va comunque tenuta sotto strettissima osservazione, poichè sta già mostrando un talento e una visione musicale del tutto fuori dal comune. Ampiamente promossi, ma che peccato.

TRACKLIST

  1. Allfather
  2. I, Chronocrator
  3. Vanitas
  4. Descending Jacob's Ladder
  5. View from Hverfell I: Head above the Heavens
  6. View from Hverfell II: Inside Omnipotent Chaos
  7. View from Hverfell III: A Traveller of the Seed of the Earth
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