DODECAHEDRON – Kwintessens

Pubblicato il 14/03/2017 da
voto
7.5
  • Band: DODECAHEDRON
  • Durata: 00:41:24
  • Disponibile dal: 17/03/2017
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Ci sta che siano dovuti trascorrere cinque anni perché “Dodecahedron” avesse un successore. La band olandese nell’esordio omonimo si era spinta molto in là nel frammentare, sbriciolare, quindi ricostruire in fogge atrocemente immaginifiche, black metal, avant-garde, progressive e noise, inzuppandoli di infiltrazioni post-metal, musica d’ambiente, eccentricità sparse. Aveva compiuto un lavoro meticoloso e sfinente, per i suoi autori e per chi si era imbattuto nel disco. Serviva tempo per riordinare le idee e ripartire alla carica. Quasi sottoponendo la musica a un procedimento chimico che prevedesse prima la scomposizione dei singoli ingredienti in particelle minuscole, quindi una nuova calibrazione e mescolanza affinché il nuovo composto suonasse affine, ma ben distinguibile, agli input di partenza, i ragazzi di Tilburg ribadiscono in “Kwintessens” una poliedricità richiamata da moniker, titoli delle singole tracce e disposizione delle stesse in tracklist. Fondamentale l’ordine degli addendi: non ci troviamo infatti ad ascoltare una successione di canzoni, siamo inghiottiti in una maxi-suite suddivisa in settori dalla natura alterata e iconoclasta, lungo poco più di quaranta minuti destinati a chi all’interno del metal estremo non percepisce barriere né concepisce rigidità strutturali. L’intero album rimane in bilico fra vertigine e angoscia, turbamento e caduta in un precipizio, ferocia degenerata e introspezione sconnessa. Visioni si assommano, immagini si dissolvono in rapida sequenza appena si formano nella mente; nevrosi collidono, di pari passo con un processo di arricchimento del suono e delle strutture necessarie a produrlo che sembra portare spesso alla babele, salvo poi regalare desolazioni sinistramente quiete, reiterazioni industriali, serpeggianti fiumane noise e progressioni funamboliche. I Dodecahedron rivisitano e citano mostri sacri come Deathspell Omega e Blut Aus Nord, ma non si fermano alla decalcomania dei propri beniamini, si insozzano di una brutalità malsana che guarda direttamente negli occhi le perversioni di Mories e dei suoi Gnaw Their Tongues, mentre le ardite scansioni ritmiche riprendono l’operato dei Cult Of Luna più violenti, impestandoli di disagio psicologico e devianze, oppure deragliano in blastbeat sghembi che luccicano di progressive. Traspare un’indole omicida terrificante in “Kwintessens”, aspetto che lo rende interessante anche per chi non ama esuberanze e tecnicismi a iosa nell’extreme metal: anche gli interludi portano appresso tensione e sporcizia e non presentano note in esubero, collegando attraverso solidi ponti cementati di effettistica le composizioni cantate. Queste vanno prese sicuramente con le pinze, cercando di superare l’effetto di stordimento dato dai primi ascolti – non per forza piacevole – per cercare quindi di penetrare il senso profondo dell’agire del quintetto. Ci si accorgerà allora di come il bisticciare degli strumenti, il loro divorarsi a vicenda e spremersi in storture fin surreali, così come certe scelte coraggiose e un po’ ‘eccessive’ nel missaggio e nelle sovrapposizioni di suono, sono assolutamente azzeccate e necessarie per dare un carattere distintivo al disco. Rientrano in una condizione più canonica le parti più prosaicamente black metal, destinate ad essere un momento d’unione fra le invenzioni avanguardistiche, e anche la prova vocale, pur buona, avrebbe potuto donarci maggiore istrionismo. Comunque ci siamo, i Dodecahedron non si sono normalizzati e hanno sfoderato una prestazione di grande spessore, nobilitata anche da un senso della misura non comune in questi ambiti.

TRACKLIST

  1. Prelude
  2. Tetrahedron - The Culling of the Unwanted from the Earth
  3. Hexahedron - Tilling the Human Soil
  4. Interlude
  5. Octahedron - Harbinger
  6. Dodecahedron - An Ill-Defined Air of Otherness
  7. Finale
  8. Icosahedron - The Death of Your Body
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