7.0
- Band: DØDSFERD
- Durata: 00:49:06
- Disponibile dal: 20/11/2015
- Etichetta:
- Moribund Records
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I Dodsferd sono di nuovo fra di noi. La prolifica black metal band greca, dopo il modesto “The Parasitic Survival of the Human Race” si è presa una pausa di circa due anni, rifugiandosi in quel circuito strettamente underground dal quale, in verità, non è mai riuscita del tutto a sganciarsi, nonostante il notevole numero di lavori pubblicati per un’etichetta rispettata come la Moribund Records. In questo periodo lontano dalle “scene”, Wrath e soci hanno scritto una manciata di nuove canzoni che riflettono un cambio di approccio e di indole piuttosto brusco, almeno se si considera quanto offerto sul lavoro precedente. Se infatti “The Parasitic…” suonava schietto, volgarissimo e fortemente influenzato dal punk, “Wastes of Life” guarda da tutt’altra parte, proponendo sonorità che non esiteremmo a definire “depressive” black metal. Un esperimento simile era stato tentato in alcune tracce del vecchio “A Breed of Parasites”, ma è con questa nuova opera che i Dodsferd sembrano provare a gettare definitivamente i panni di villani black’n’roll in lotta con il mondo per cimentarsi in qualcosa di più fine e intimo. Certe volte la band pare proprio calpestare i territori dei Forgotten Tomb o persino dei primi Alcest, anche se, a ben vedere, in “Wastes of Life” non sempre si rintracciano l’orecchiabilità dei primi o l’eleganza tipica dei secondi; i Dodsferd al momento continuano ad essere piuttosto ruvidi, tuttavia è evidente come siano stati compiuti passi importanti verso una ricerca di uno stile dalla carica emotiva maggiormente spiccata. Del resto, il tono generale dell’album è assai malinconico: i tempi medi dominano la scena e frequenti arpeggi contornano con misura la voce di Wrath, qui alle prese anche con un discreto pulito. Su tutto si segnala comunque la rinnovata ispirazione alla base del songwriting degli ellenici, che, assieme appunto ai nuovi input a livello stilistico, fanno quasi sembrare “Wastes of Life” una opera prima che ci sentiamo di accogliere con favore. Un pezzo come “Graves of Your Creator”, d’altronde, non usciva da parecchio dagli strumenti di questi ragazzi. Ora speriamo che la nuova vocazione porti altri frutti di questo tipo.
