7.5
- Band: DOGS FOR BREAKFAST
- Durata: 00:37:07
- Disponibile dal: 04/10/2019
- Etichetta:
- Mothership Records
- Overdrive Records
- Shove Records
- Úa
- Wooaaargh
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Ai cuneesi Dogs For Breakfast manca ormai soltanto un po’ di continuità in carriera per ambire a posizioni importanti nella scena nazionale, piuttosto indefinibile, in realtà, dello sludge mischiato a fortissimi richiami hardcore e condito da un’inevitabile strizzatina d’occhi alle sempre invasive derive post-.
Attivi da dieci anni, nei quali la band ha pubblicato, centellinandosi alquanto, un EP, il debutto “The Sun Left These Places” e lo split con Bologna Violenta, i nostri portacolori giungono a questo secondo “Suiru” con le idee fottutamente chiare, in particolare una: incupire, inscurire e far risultare ancora più nero il proprio sound che, seppur a tratti vagante in paludosi reami psichedelici per lunghi minuti, in realtà si presenta fondamentalmente quale un poderoso macigno di piombo, nel quale la produzione azzeccatissima si sposa in modo perfetto con l’estremizzarsi dello sludge-core dinamico, ora sagacemente miscelato ad un po’ di old-school swedish death (chi ha detto Entombed?) e soprattutto al rock’n’roll senza tempo e terremotante forgiato anni or sono in casa Motorhead. Certo, i Converge e tutta l’area hardcore restano dei punti imprescindibili da cui partire per capire l’approccio dei Dogs For Breakfast, ma è l’allargamento ad altri generi e attitudini – per carità, vicinissimi, vero, ma anche distanti – che ci fa soppesare in modo valido la cifra stilistica del terzetto piemontese. Apprezziamo maggiormente le sfuriate più brucianti e urticanti che la formazione propone, ad esempio durante l’incendiario trittico d’inizio formato dalla urgente title-track, dalla lemmyana “Dreaming Of Hell, Leaving Reality” e dall’ultimo singolo “Ravening Wolf”; “Running In Vain” ci fa rifiatare e rallentare l’andatura per un po’, per poi abbandonarsi all’ottimo intermezzo strumentale-acustico “Corde”; prima dell’Apocalisse lunga nove minuti intitolata “At The Gallows”, che si chiude con una citazione del film di Pupi Avati “La Casa dalle Finestre che Ridono”, arrivano “Last Sunny Days” e “The Blade Of The Lord” a schiantarci definitivamente i padiglioni auricolari, adagiandoci in un brodo primordiale di carcasse e brandelli macilenti di carne disossata.
Un gran bel ritorno per i Dogs For Breakfast, dunque, che maturano con vigore ed intelligenza, non proponendo chissà cosa, ma proponendolo comunque bene, con gusto e cognizione di causa.
