DOMHAIN – In Perfect Stillness

Pubblicato il 17/02/2026 da
voto
8.0
  • Band: DOMHAIN
  • Durata: 00:35:17
  • Disponibile dal: 20/02/2026
  • Etichetta:
  • These Hands Melt

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Quella dei Domhain è una proposta che appartiene a una speciale categoria, quella della musica senza tempo.
A cavallo fra vecchio e nuovo, il quartetto di Belfast affascina e ammalia con delicate armonie vocali e profonde e vibranti note di violoncello, perfettamente inserite in una trama musicale tessuta con cura e precisione e costituita anche da blast-beat, cantato in scream e chitarre elettriche distorte e riverberate.
Siamo a cavallo tra almeno tre modi di intendere il black metal, distinguibili ma assolutamente contigui, anche perché frutto dell’evoluzione del genere stesso: quello atmosferico, che affonda le sue radici negli anni Novanta, nei capolavori “Bergtatt – Et Eeventyr I 5 Capitler” degli Ulver e “Heart Of The Ages” degli In The Woods, il black metal eclettico e ampiamente contaminato dei primi Duemila degli Agalloch e infine il leggermente più recente blackgaze, plasmato principalmente dagli Alcest a partire dal 2005.
Tre modi di trattare la stessa materia, ma anche tre approcci le cui differenze diventano talvolta impercettibili, tanto che lo schema appena presentato non può che risultare approssimativo e va pertanto preso con le pinze. Ma al contempo può aiutare a comprendere meglio le varie evoluzioni di questo genere musicale, le sue ulteriori diramazioni e il suolo su cui vanno a diffondersi: dalla Norvegia agli Stati Uniti e poi di nuovo in Europa, Francia, ma anche Irlanda del Nord, con questi Domhain, che trovano il loro terreno d’elezione in un particolare amalgama di black metal, debitore sia dei classici che di realtà più recenti.

Una certa comunanza non solo geografica con i Primordial è riscontrabile lungo l’album, in particolar modo nei controtempi di batteria, benché la band di Nemtheanga risulti di gran lunga più battagliera; sono inoltre rilevabili alcuni tratti in comune con gli altri irlandesi Altar Of Plagues, soprattutto in riferimento ai passaggi più eterei e dilatati del loro primo disco “White Tomb”, quello più vicino al black metal atmosferico.
Ben presenti invece gli Anathema dei primi lavori: arpeggi di chitarra, atmosfere decadenti e voci malinconiche sembrano presi pari pari dai maestri del death-doom britannico, come è facile riscontrare ad esempio sulla terza “Footsteps II” o sull’ultimo pezzo “My Tomb Beneath the Tide”; ma gli isolani non disdegnano neppure qualche assalto frontale, come ad esempio sulla title-track “In Perfect Stillness”: i tre capisaldi del black norvegese, tremolo picking, blast-beat e cantato scream, trovano qui sfogo, ma in sempre maniera personale e oculata.

La filiazione coi grandi gruppi della Norvegia anni Novanta quindi c’è, ma si deve andare su quelli che già ai tempi guardavano al di fuori della scena e proponevano un approccio alternativo alla materia, come i già citati Ulver e In The Woods, e questa sembra l’influenza preponderante nella musica dei Domhain, che per il resto sono senz’altro legati anche agli Alcest, e, come già specificato, al post-black metal, del quale però manca la componente più innovativa. Infatti i nordirlandesi sembrano non amare troppo le sperimentazioni e indugiano su uno stile tutto sommato piuttosto classico, benché personale e legato in qualche maniera al territorio. Cullano l’ascoltatore, lo accompagnano all’interno di un percorso mesto e cupo, ma costituito da dolcissime armonie e scenari sonori arcani ma familiari; piuttosto che ricercare l’avanguardia a ogni costo, preferiscono rielaborare e reinterpretare stilemi già approntati da altri, ritornare su sentieri già battuti, ma con piglio soggettivo e legato alle radici: c’è senz’altro un po’ d’Irlanda in questo lavoro, ma non aspettatevi le solite solfe celtiche, questo è un album capace di andare oltre i luoghi comuni e toccare l’anima nel profondo.

Le due chitarre di Nathan Irvine e Ashley Irwin sono al totale servizio delle canzoni, magari ogni tanto ci si aspetterebbe pure qualche sortita più incisiva, ma non si può certo recriminare; anche la batteria di Anaïs Chareyre-Méjan, ben doppiata dal basso di Andy Ennis, è assolutamente asciutta e volta a esaltare le composizioni: la precisione, la resa sonora e la varietà di soluzioni vanno a delineare una prestazione di assoluta classe, che può rimandare ad esempio ad Anders Kobro, storico batterista di In The Woods e Carpathian Forest. Se si pensa poi che Anaïs è anche responsabile delle partiture di violoncello, oltre che a dividersi le parti vocali con Andy Ennis, si capisce il livello del contributo della musicista di origine francese a questa opera.

Il primo brano “Talamh Lom”, introdotto dalla breve acustica “Una Tarra Ci Hé”, è un vero capolavoro e risulterà di sicuro tra i brani meglio riusciti dell’anno in corso, talmente è bello, ma tutto questo “In Perfect Stillness” bissa il successo del precedente EP di debutto “Nimue” del 2023 e merita assolutamente di essere ascoltato.

TRACKLIST

  1. Una Tarra Ci Hé
  2. Talamh Lom
  3. Footsteps II
  4. In Perfect Stillness
  5. My Tomb Beneath the Tide
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