DOMINION III – Life Has Ended Here

Pubblicato il 19/11/2002 da
voto
5
  • Band: DOMINION III
  • Durata:
  • Disponibile dal: //2002
  • Distributore: Audioglobe
Streaming non ancora disponibile

Dopo un disco assai pretenzioso come il precedente “The Hand And The Sword” (rilasciato nel 2000 dalla presto defunta Draenor Prod., branca industrial/ambient/avantgarde della Napalm), Tharen, musicista dai natali austriaci e dal passato trascorso in formazioni metal come Abigor, Amestigon e soprattutto Dargaard, ci riprova con questo secondo capitolo del progetto Dominion III che, già dai primissimi ascolti, potremmo bollare come l’ennesimo mediocre tentativo di assoggettarsi alla tanto acclamata scena industriale germanica, senza alcuna effettiva capacità e conoscenza in materia. Andiamo con ordine. Se, nel precedente album, Tharen mostrava di essere ancora indeciso sui connotati da assegnare al proprio progetto tanto da offrirci un continuo alternarsi di brani strumentali dal sapore classico a temi di chiara derivazione dark/industrial, in “Life Has Ended Here” il nostro ci lascia meglio intendere quale sia la dimensione in cui inquadrare la musica dei Dominion III, imparando ad orientare le proprie forze verso una più coesa forma-canzone attraverso una ricerca meno dispersiva e disomogenea della melodia, che è al contempo croce e delizia del ‘nuovo’ corso. Questo perché, paradossalmente, nei sette movimenti che compongono il secondo lavoro di Dominion III non esiste neanche un solo momento in cui le linee vocali di Tharen e Elisabeth Thorisen riescano a tatuarsi nell’ascoltatore, nonostante l’intento dei nostri appaia proprio finalizzato in tal senso; se, infatti, in “The Hand And The Sword” era possibile rilevare, tra cumuli di fronzoli e lungaggini di ogni sorta una manciata di refrain orecchiabili supportati da ritmi ‘quasi’ ballabili ma al tempo stesso privi di un’effettiva consistenza o – per meglio dire – credibilità, in “Life Has Ended Here” si ha come l’impressione che, nonostante si sia oggettivamente optato per una riduzione degli intermezzi completamente strumentali in favore di una maggiore presenza delle linee vocali, queste ultime non abbiano goduto della dovuta perizia. Inoltre, l’influenza dei GGFH e Suicide Commando sembra quasi esser venuta meno in favore di un approccio più metal, sia nelle chitarre che nel drumming, come del resto è possibile riscontrare in “Coming Winter”, che a conti fatti non ha poi molto, tanto nelle strutture quanto negli arrangiamenti, di una industrial-orientated song. Nell’insieme questo è un disco di mera sufficienza, ma che non può affatto ritenersi rappresentativo per avvicinarsi al genere, né tantomeno per poter giustificare l’insipido crossover tra metal e industrial, già sperimentato a suo tempo (e con esiti assai differenti) da Skinny Puppy, Die Krupps, KFMDM.

TRACKLIST

  1. Dead Heart In A Dead World
  2. Life Has Ended Here
  3. The Priests Of Emptiness
  4. Conductors Of Live
  5. Unreal
  6. Code Red
  7. Coming Winter
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