DOWNSET – Universal

Pubblicato il 04/12/2004 da
voto
6.5
  • Band: DOWNSET
  • Durata: 00:39:26
  • Disponibile dal: /10/2004
  • Etichetta:
  • Hawino Records
  • Distributore: Andromeda
Streaming non ancora disponibile

C’era molta curiosità, soprattutto in chi scrive, per l’uscita del nuovo disco dei Downset., “Universal”, quarto full-length album della band di Los Angeles, il quale viene a presentarsi al pubblico in un periodo piuttosto delicato: l’esplosione commerciale e l’attuale sovraesposizione del metal-core poteva rivelarsi un’autentica arma a doppio taglio per “Universal” e per i suoi compositori, facendo volare alle stelle le quotazioni di Rey Oropeza e compagni, oppure mostrando un preoccupante invecchiamento della band stessa… Ebbene, la soluzione sta nel mezzo: “Universal” è una quasi-delusione, platter che ripropone le classiche peculiarità del gruppo, senza però esaltare come in passato. I Downset., infatti, che al tempo dei primi vagiti del crossover rappato dei Rage Against The Machine, proposero una violenta e poco raffinata unione tra rap, hardcore, funky e thrash, generando album storici quali il primo, omonimo, ed il bellissimo “Do We Speak A Dead Language?” (un album quanto mai attuale e per nulla inferiore alla migliore proposta degli Hatebreed, seppur diversa…e basta dargli una riascoltatina ora per rendersene conto!), erano assenti dalla ribalta dal 2000, anno in cui uscì il pesantissimo “Check Your People”, ottimo disco passato quasi inosservato, seppur uscito per la Epitaph. Oggi, sotto l’egida della piccola label indipendente Hawino Records, Rey Oropeza ed il chitarrista Brian “Ares” Schwager mettono in luce un calo ispirativo che, a sprazzi, pregiudica il giudizio globale su “Universal”. Preso atto del rientro in formazione del batterista Chris Lee e del nuovo acquisto, l’ex-Manhole e Tura Satana Rico Villasenor, al basso, bisogna dire che le prime due canzoni non sono affatto male: “All Crews” e “Forever” sono due classici anthem downsetiani, al di sotto di pezzi-monstre quali “Anger!” ed “Empower”, ma comunque trascinanti; i problemi, però, nascono subito dopo: da “Stay In The Game” a “The Rush” si è costretti ad ascoltare quattro fra le canzoni più brutte mai scritte dalla band…a causa di ritornelli sottotono, passaggi vocali fuori posto e mal interpretati da Oropeza, tentativi di tecnicismi à la Tom Morello di Ares, si stenta a riconoscere i Downset., privi della solita grinta e del solito furore esecutivo come sono. Il groove generale del disco è buono – i riff ascoltabili sono tutti di segno positivo, sempre volti alla semplicità, allo spessore e mai impostati sulla tecnica pura – la produzione anche, i testi sono un po’ meno arrabbiati del solito e richiamano ad un concetto d’universalità ed uguaglianza che ha sempre dimorato nell’animo del singer ispano-americano. Ci si riprende molto bene con “Hectic” e “What They Want”, sarcastica critica sulla nuova generazione hip-hop, piena zeppa di dollaroni e privilegi, ma è un fuoco di paglia che si smorza presto. Infatti, chiudono in sordina “Smiles & Cries” (un altro chorus deplorevole!), con stacchi acustici alternati alle solite parti cadenzate e pesanti, e la discreta title-track. Insomma, un lavoro che, fin dal primo ascolto, non soddisfa pienamente e che lascia qualche amaro in bocca di troppo. Speriamo i Downset. ritornino presto a spaccarci i timpani come fino a poco tempo fa! Nel frattempo, ci si può accontentare solo di qualche brano… Voto un po’ generoso: togliete pure un quarto di punto.

TRACKLIST

  1. All Crews
  2. Forever
  3. Stay In The Game
  4. Black Glock
  5. Jumping Off
  6. The Rush
  7. Hectic
  8. Make This Happen
  9. What They Want
  10. Smiles & Cries
  11. Universal
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