7.0
- Band: DRACONIAN
- Durata: 01:07:28
- Disponibile dal: 30/10/2015
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
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Nei quattro anni trascorsi dalla pubblicazione di “A Rose for the Apocalypse” i Draconian non sono cambiati affatto. I fan storici della formazione possono dunque stare tranquilli: gli svedesi – che non si erano mai presi una pausa così lunga – non stanno facendo la fine dei vecchi maestri Theatre Of Tragedy e non stanno tornando con un nuovo “Musique”. Al contrario, “Sovran” è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dal gruppo gothic-doom scandinavo; un album “rassicurante” già a partire dall’artwork (firmato Costin Chioreanu) e dai titoli, collocabile già dopo un singolo sommario ascolto sullo stesso piano dei suoi predecessori. È cambiata la voce femminile – Lisa Johansson è stata sostituita dall’altrettanto capace Heike Langhans – ma la band e lo stile Draconian non hanno subito altre modifiche. “Sovran” propone quella miscela di My Dying Bride e vecchi Theatre Of Tragedy su cui già si basa l’intera carriera degli svedesi; i Nostri in tutti questi anni sono riusciti ad imporsi più per la loro invidiabile costanza che per la loro genialità, ma, al tempo stesso, sarebbe ingiusto non riconoscere il miglioramento che ha interessato il songwriting e la produzione negli ultimi sei/sette anni. Dopo un periodo di gavetta e assestamento, i Draconian in questo filone sono diventati una realtà esperta e il loro sesto full-length non fa che confermarlo. Giusto la parte centrale arriva a stancare un po’: l’attacco di “Heavy Lies the Crown” e “The Wretched Tide” – con le solite strofe elegiache alternate a sferzate metalliche e ad un ispirato mood epico – è invece ottimo, mentre il trittico finale, chiuso dalla lunga “The Marriage of Attaris”, è un’altra squisita parentesi, con il growling del frontman Anders Jacobsson spesso in grado di rubare la scena alla Langhans, come a ribadire che il gruppo non ha alcuna intenzione di tradire le proprie origini e il suo attaccamento alla tradizione gothic-doom. Avendo ascoltato da poco il notevole ritorno dei My Dying Bride, alcuni tipici difetti dei Draconian risultano forse più evidenti del solito – vedi l’assenza di colpi di scena nella struttura dei pezzi, un dinamismo limitato e un’alternanza tra voce maschile e femminile tanto stoica quanto ormai prevedibile – tuttavia il lavoro si fa ascoltare e a tratti resta anche subito impresso, a dispetto della consueta sostanziosa durata. D’altra parte, la band e la Napalm Records hanno pure scelto il periodo adatto per pubblicare un’opera come questa: davanti a queste giornate sempre più pallide e fredde, il desiderio di immergersi nelle trame di “Sovran” per molti fan sarà tutto fuorchè flebile.
