DRAGGED INTO SUNLIGHT / GNAW THEIR TONGUES – N.V.

Pubblicato il 02/12/2015 da
voto
7.5
  • Band: GNAW THEIR TONGUES
  • Durata: 00:32:21
  • Disponibile dal: 13/11/2015
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

Si sono ‘annusati’ a lungo, si sono piaciuti, infine hanno deciso di convolare a nozze in un progetto di collaborazione paritetico. Non stiamo parlando di qualche flirt amoroso fra celebrità, ma della genesi di “N.V.”, disco che non sappiamo bene se definire EP o album completo – una mezz’oretta abbondante di durata – dove Dragged Into Sunlight e Gnaw Their Tongues uniscono le forze e danno vita a cinque tracce suonate e composte di comune accordo. Questo non è infatti uno split, è una vera e propria fusione di due delle più raggelanti creature musicali del panorama extreme metal europeo, coadiuvate nel plasmare il suono da un certo Justin Broadrick e da Tom Dring. Il coinvolgimento del mastermind dei Godflesh non è casuale, “N.V.” nasce con l’obiettivo di rivisitare le sconfortanti atmosfere industriali di “Streetcleaner”, la devastante opera prima degli industrial metaller anglosassoni, masticarle e ributtarle fuori in un agglomerato di terrore e pazzia ancora più opprimente. Missione compiuta? Diremmo proprio di sì, se si segue alla lettera la dichiarazione d’intenti delle due band e non si cerca a tutti i costi il suono di “Streetcleaner” fatto e finito. I misteriosi inglesi e il manipolatore di rumori olandese si sono impossessati di quella materia bollente contaminata da uranio non per riprodurla nei minimi particolari, ma per utilizzarla come sostanza primaria nel proprio processo di produzione di sonorità malate e visionarie. I punti di contatto con l’originario Godflesh-sound risiedono nelle parentesi prettamente industrial, dove sul ponte di comando salgono gli Gnaw Their Tongues e la furia dei Dragged Into Sunlight viene in qualche modo placata; il lavoro sugli effetti, i loop, i ritmi meccanici, la registrazione algida, contribuiscono a riportarci in quel sabba cibernetico di macchine d’acciaio assassine, cieli color pece, polvere di silicio, ruggine e vapori mortiferi che caratterizzava l’opera prima del duo di Birmingham. Le spoken words acuiscono l’alienazione e la freddezza totalizzante della musica tutta, mentre fondali di dissonanze tranciano qualsiasi possibile fioritura di melodia positiva. L’impressione è che gli artisti in campo si siano equanimemente divisi i compiti, coi Dragged Into Sunlight a occuparsi del fronte più fisico e metallico, sfogando in partiture blackened death metal e grind tutto il carico d’infezioni che siamo abituati a ricevere da loro fin dal primo album “Hatred For Mankind”. Mories si occupa di arrangiare in senso inquieto e catastrofista le parti meno brutali, quando i riff dei Dragged Into Sunlight si solidificano in catacombe doom che ben accolgono i sample del corpulento musicista olandese. Quando i brani si incanalano su velocità al cardiopalma, invece, gli elementi industriali si sentono ma non riescono a emergere del tutto, così che sembra di ascoltare direttamente un pezzo del quintetto albionico. A conti fatti, Mories compie un lavoro meno efferato di quanto siamo abituati ad aspettarci da lui, andando incontro alle necessità espressive da cui nasceva quest’uscita, pensando più a dipingere un certo tipo di atmosfera che ad aggredire. Per i Dragged Into Sunlight, l’adattamento è stato più semplice, si è trattato di modificare leggermente il modo di fraseggiare nelle fasi più lente ed atmosferiche che già caratterizzano la loro proposta: si sono settati su ritmi più squadrati e geometrici, senza che la carica negativa di cui sono portatori finisse per essere annacquata. Solamente, hanno lasciato erompere l’istintività soltanto quando c’era da viaggiare a briglie sciolte verso la distruzione, indossando una veste più enigmatica negli attimi di (relativa e subdola) calma. Quel che è più importante, infine, è il livello qualitativo delle composizioni: decisamente alto, degno successore delle altre pubblicazioni rilasciate nella finora stringata discografia della band anglosassone e nel nettamente più elefantiaco elenco di opere degli Gnaw Their Tongues. I fan di entrambe le formazioni non resteranno delusi.

TRACKLIST

  1. Visceral Repulsion
  2. Absolver
  3. Strangled with the Cord
  4. Omniscienza
  5. Alchemy in the Subyear
3 commenti
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