6.5
- Band: DRAGONSCLAW
- Durata: 00:40:47
- Disponibile dal: 22/08/2025
- Etichetta:
- High Roller Records
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Se il nome Dragonsclaw vi dice poco, sappiate che vi dirà molto di più sapere che dietro questo progetto puramente USA si nasconde l’ugola d’oro di Giles Lavery che, oltre ad essere l’attuale voce degli Warlord, si occupa anche di produzione di dischi della corrente New Wave Of Traditional Heavy Metal ed è anche per questo persona molto nota (e stimata) nell’ambiente.
Il moniker è quello della prima band fondata proprio da Lavery nel 2010, che non pubblicava un album dall’ultimo “Judgement Day”, del 2013.
Nel frattempo, il nostro cantante ha fatto parecchia strada, ma non si è certo dimenticato delle sue origini: con la stessa line-up di più di dieci anni fa, infatti, finalmente il nuovo “Moving Target” vede la luce, con quella copertina che richiama i cari, vecchi slasher movie di serie B.
Siamo quindi di fronte a un disco di puro heavy/power a stelle e strisce, come si evince subito dalla traccia d’apertura “The Road Beneath Your Wheels”, un pezzo che più classico di così non si può pensare. Tutto il disco viene quindi pervaso da quest’aura nostalgica, nella quale vengono incluse alcune apparizioni speciali come quella di Todd Michael Hall (attuale voce dei Riot V) su “Shadowfire”, o quella di Rhino (ex batterista dei Manowar e ora in forze nel gruppo di Ross The Boss) che si occupa dei cori su “Ghost Soldier” e “(Tell Me) All Your Lies”.
Un disco onestissimo, con anche dei piccoli momenti davvero riusciti come la spettacolare “Don’t Break The Silence Again”, che se da una parte sembra direttamente pescata dai Queensrÿche, dall’altra cede dopo un po’ ad una certa ripetitività, salvata in parte dall’ottimo lavoro di Jimmy Waldo dietro alla tastiera.
Influenze di Rainbow e Deep Purple abbondano dall’inizio alla fine del lavoro, specialmente in brani come “Back On The Streets”, ma, salvo la canzone citata prima, non c’è mai un momento che ci prenda per mano portandoci in un mondo fatto di riff e assoli indiavolati.
“Moving Target”, insomma, è un disco discreto e arricchito da collaborazioni di tutto livello, ma non riesce a svettare rispetto ad altre produzioni in cui lo stesso Lavery è coinvolto.
Forse, i colpevoli sono da ricercare nella produzione un po’ ovattata con batteria molto riverberata, o in qualcosa a livello di songwriting che non sempre resta eccellente, ma, in generale, è sempre bello rivedere una band della scena riuscire a sfornare un nuovo disco con dei pezzi tutto sommato divertenti: vedremo se, al prossimo giro (sperando di non aspettare altri dodici anni!), i nostri troveranno una quadra del cerchio più interessante.
