DREAD SOVEREIGN – For Doom The Bell Tolls

Pubblicato il 06/03/2017 da
voto
7.0
  • Band: DREAD SOVEREIGN
  • Durata: 00:36:52
  • Disponibile dal: 03/03/2017
  • Etichetta: Van Records
  • Distributore: Audioglobe

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Sorti come progetto parallelo di Alan Averill dei Primordial, i Dread Sovereign approdano al secondo album a tre anni da “All Hell’s Martyrs”. La prospettiva fortemente antireligiosa di Alan, focalizzata in particolar modo sui danni provocati dalla cultura cristiana, impregna l’operato del terzetto. Le conoscenze storiche del frontman dei Primordial servono per approfondire uno dei periodi più bui della storia europea, il Medioevo, durante il quale spadroneggiava il potere dell’Inquisizione, paranoica istituzione deputata a ristabilire la morale ecclesiastica con maniere brutali, coercitive fino a provocare il martirio di chi fosse supposto essere eretico, o peggio ancora devoto a culti demoniaci. È questo clima fosco, di spesso terrore, che ammanta ogni composizione, oggi come nel capitolo discografico precedente. I rintocchi di campane, il fruscio del vento in una terra desolata, sono espedienti utilizzati nell’intro “For Doom The Bell Tolls” per tinteggiare un’atmosfera molto plumbea, che per una volta non fa riferimento a orrori immaginifici, ma riesuma sentimenti concreti provati da nostri antenati. Il suono stesso è antico, ogni strumento risuona come se fosse stato registrato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo, andando di pari passo a una musica che passa in rassegna il doom più classico e non rinuncia a un’asprezza più pronunciata, dovuta in buona parte alle urla del cantante/bassista. L’approccio eroico, energico, utilizzato quando il musicista dublinese è alle prese col materiale dei Primordial, avvizzisce nei Dread Sovereign in vocalizzi mortuari, brutali ma impregnati di un senso di rabbioso sconforto dal quale redenzione alcuna non vi può essere. Sotto una parvenza molto canonica, in “For Doom The Bell Tolls” serpeggia una moltitudine di idee, non per forza assonanti le une alle altre. Il brano più lungo, “Twelve Bells Toll In Salem”, presenta infatti una band desiderosa di affogare nel dolore e di trascinarci con sé, attraverso un percorso sconnesso (sentite il grumoso rantolare del basso), durante il quale ci immaginiamo di vedere incespicare un povero condannato, torturato e intontito, mentre si reca al patibolo. Ciò ci viene in mente per via dello stillare a getti irregolari delle note, come se fuoriuscissero da ferite infette, e per la voce declamatoria, che non concede nulla al facile ascolto e pare proprio volerci arrecare danno fisico, cantando di sofferenza e ingiustizia. Mentre “This World Is Doomed” si avvale di un forte dinamismo di scuola Saint Vitus e la caligine dominante viene declinata in ritmi trascinanti, seppure attraversati da sentori di morte e un sottile velo di angoscia. Alla breve “Draped In Sepulchral Fog” fa seguito un altro repentino cambio di scena, perché “The Spines Of Saturn” dà corpo a cattedrali progressive irrorate di fragranze psichedeliche. Un brano che spazia fuori dai confini del doom, per larga parte strumentale, con la voce stessa a sfumare fra gli effetti e a perdere la sua natura cruda e austera. Buona, infine, la scatenata cover di “Live Like An Angel, Die Like A Devil” dei Venom, condotta in modo fedele e perfettamente rievocante il clima di sporca blasfemia caciarona di Cronos e compagni. Pur apprezzando i singoli episodi della tracklist, crediamo che le cose più semplici e dirette perdano in efficacia al confronto dei momenti più oppressivi o atmosferici, quando al contrario il rigore dottrinale si sposa a un estro da musicisti di rango. Il voto in calce va interpretato come un giudizio abbastanza stringente, non lo nascondiamo, ma il mezzo punto in più, a causa di alcuni passaggi fin troppo facili e presi in prestito dall’oceanica tradizione doom, ci sembrava leggermente generoso.

TRACKLIST

  1. For Doom the Bell Tolls
  2. Twelve Bells Toll in Salem
  3. This World Is Doomed
  4. Draped in Sepulchral Fog
  5. The Spines of Saturn
  6. Live Like an Angel, Die Like a Devil
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