DREADNOUGHT – Emergence

Pubblicato il 11/06/2019 da
voto
7.5
  • Band: DREADNOUGHT
  • Durata: 48:50
  • Disponibile dal: 10/05/2019
  • Etichetta: Profound Lore
  • Distributore: Audioglobe

Ancora una volta la Profound Lore si aggiudica un’interessante band della scena doom contemporanea, capace ancora una volta di dire la sua all’interno di un affollatissimo calderone di band fotocopia e iperderivative. I denveriani Dreanought riprendono le tonalità nostalgiche e malinconiche di certo doom emotivo (à la Subrosa, per intenderci) e le riprendono con la loro capacità di tecnica e gusto eclettico, già ampiamente riscontrabile nei precedenti tre album, soprattutto con “A Wake In The Sacred Waves” del 2017.
“Emergence” si offre in tutta la sua ricchezza monolitica, epica e maestosa, capace di acquietarsi e di graffiare letalmente allo stesso tempo, e nel far questo offrire sempre una performance musicale che raramente è presente in questo genere. Sicuro merito dei musicisti in campo: prima di tutti la cantante/chitarrista/flautista Kelly Schilling, e di seguito il batterista/sassofonista Jordan Clancy, Lauren Vieira alle voci e al piano e Kevin Handlon sia al basso che al mandolino. “Pestilence” è infatti in grado di offrire ciò che di più granitico il quartetto del Colorado abbia voluto mettere in gioco con questo quarto lavoro: ricchezza timbrica, magma di distorsioni e scream vocals, ritmiche pulsanti e incombenti eppur cangianti e mai eccessivamente ridondanti. Si è parlato di progressive-doom, talvolta, ma sembra forse eccessivo parlarne in questi termini. Sicuramente le influenze in gioco sono molteplici: si va da certa musica da camera alle lezioni del folk, al post-metal e a certa musica alternativa. I temi sono, per lezione del gruppo, ancora legati al contatto con la natura, i suoi cicli antichi, le sue trame ancora misteriose. Le partiture sono articolate e il ‘dispari’ viene fuori, arricchendo la potenza espressiva di un genere, come il doom, abbastanza minimalista. In questo senso timbriche e partiture arricchiscono molto “Emergence” ma è sicuramente il gusto e il caldo abbraccio sonoro che rendono l’ascolto interessante, autentico e piacevole. Nella meravigliosa “The Waking Realm”, ad esempio, siamo in grado di avere una controparte sinuosa, epica, dilatata eppure, allo stesso tempo, legata indissolubilmente allo spirito post-metal d’ultima generazione, che prende ascoltatori dal post-rock e dal vecchio stilema Candlemass. In “Besieged”, invece, è ancora più esplicita la personalità progressiva del quartetto di Denver, che si presenta nel modo più personale e interessante, così come nella suadente e successiva “Still”, ancestrale e bucolica.
Difficile oggi non tenere da conto i Dreadnought quando si parla di nuova scena atmospheric doom. Difficile, soprattutto, trovare ancora una volta una band che riesce a contaminare un genere così monolitico in un qualcosa di più ampio e magniloquente, senza rifarsi a produzioni gigantesche, compressioni o trovate post-prodotte, ma legandosi ancora alla musica in sé, a timbri ed esperienze più ampie.

TRACKLIST

  1. Besieged
  2. Still
  3. Pestilent
  4. Tempered
  5. The Waking Realm
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