DREAM DEATH – Dissemination

Pubblicato il 17/03/2016 da
voto
6.5
  • Band: DREAM DEATH
  • Durata: 00:39:20
  • Disponibile dal: 04/03/2016
  • Etichetta: Rise Above Records
  • Distributore: Audioglobe

“That gate is going to open”. Una voce da brividi  dà avvio all’album nell’intro della title track: che si tratti della la Porta dell’Inferno lo possiamo solo dedurre, ma che stia per iniziare un viaggio di dolore e introspezione non ci sono dubbi. “Dissemination” è un ritorno di fattura più che dignitosa per una band che definire seminale appare riduttivo. Dov’eravamo rimasti? Dopo aver contribuito a definire un genere, quel doom di scuola americana che vedeva in loro e nei contemporanei Trouble i meritevoli capofila, i Dream Death sono andati in letargo fino a pochi anni fa, o forse è più corretto dire che si sono trasfigurati; è sotto il nome Penance, infatti, che hanno colmato i lunghi anni di assenza dalle scene, pressoché con la medesima line-up. Ma torniamo al loro secondo full length post-resurrezione, che esce per la benemerita Rise Above, che è esattamente quello che ci potevamo aspettare sotto l’egida di Lee Dorrian: un tuffo nel passato del genere, che non risparmia nessun cliché, ma che sa essere appetibile e coinvolgente. L’apertura delle danze è affidata, appunto, al brano omonimo: un riffone grasso e cupo, la batteria relativamente veloce (ricordatevi che siamo sull’altra sponda dell’Atlantico) e gli anni ’80 sono di nuovo tra noi. Non sono da meno, al riguardo, i brani successivi: “Expandable Blood Flow” non avrebbe stonato nei primi album di Danzig, con la sua cadenza cupa, un po’ blues e un vibrafono creepy che fa capolino (qui come nel brano successivo) a dare il giusto tocco di originalità. Colpisce in tutto l’album un cantato che, pur richiamando le precedenti prove, vede Brian Lawrence cedere a un esperimento, se passate la semplificazione, di vago tenore “spoken”, con dei richiami alle linee vocali di Henry Rollins; particolarmente esemplificative di questo sono “Crawling” o “All In Vain”, brano, quest’ultimo, che opportunamente rallentato sarebbe potuto uscire dalla mente e dalle corde di Gary Jennings, a testimonianza che l’orecchio del mastermind Dorrian ha sempre una passione e una direzione ben precisa. Non mancano pezzi decisamente più veloci, di approccio quasi thrash, come la bella “Dominion” (almeno fino al bridge) o “Neutral Ground”; ma naturalmente, restiamo sempre legati alle sonorità della suddetta decade, quindi pensate ad album come “South Of Heaven”, quando si parla di velocità. L’ascolto si chiude con “In Perpetuum”: cori sabbatici, chitarre acustiche, un organo e campionamenti ben amalgamati ne guidano una buona metà, regalando il pezzo più interessante e particolare dell’album. E paradossalmente questo esperimento abbassa un po’ il giudizio complessivo, perché i ragazzi dimostrano che potevano fare qualcosa in più. Complessivamente, insomma, i Dream Death ci offrono una buona prova estremamente nostalgica, non priva però di elementi di interesse, che andranno decisamente approfonditi in futuro.

TRACKLIST

  1. Dissemination
  2. Expendable Blood Flow
  3. Crawling
  4. The Cold Hard Light
  5. All In Vain
  6. Dominion
  7. The Other Side
  8. Nothing Ever Will
  9. Neutral Ground
  10. In Perpetuum
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