8.0
- Band: DREAM THEATER
- Durata: 00:57:33
- Disponibile dal: 19/09/1995
- Etichetta:
- East West Records
“A Change Of Seasons” è un disco interlocutorio successivo all’uscita di “Awake”, in attesa del successivo full-length: trattasi, infatti, di un EP, sia pure della durata di quasi un’ora.
La title-track è un unico e lungo brano di ventitrè minuti abbondanti minuti, in un certo senso un outtake delle sessioni di “Images And Words”, dato che doveva costituire la seconda parte di “Metropolis” (che infatti nella tracklist era stata inserita come “Part I: The Miracle And The Sleeper”), ma alla fine si era optato per non inscluderla nell’album. Fino ad allora era stata presentata un paio di volte dal vivo, ma ora per l’occasione viene completamente rivisitata. Il brano in sé è veramente perfetto: si apre e si chiude con il medesimo arpeggio di chitarra, ma nel frattempo, nel corso della sua durata, succede di tutto.
Ancora una volta i Dream Theater danno prova di tutta la loro genialità, regalandoci momenti di grandissima musica e di intensità incredibile. LaBrie si rende autore di performance magnifiche, mentre Petrucci si lancia in assoli brillanti e a dir poco emozionanti (superbo quello con ritmo tutto in levare nella quarta parte,“The Darkest Winter”).
L’occasione è propizia anche per presentare Derek Sherinian, il nuovo tastierista, musicista di grande tecnica e comprovata esperienza, che per il momento sembra non far rimpiangere Moore.
Completano il disco alcuni estratti di un live eseguito dalla band al Ronnie Scott’s Jazz Club di Londra nel Gennaio del ’95, ideato con lo scopo di omaggiare gruppi e artisti che sono stati per loro primaria fonte d’ispirazione e di influenze; in tale circostanza, peraltro, i Dream Theater ebbero occasione di dividere il palco con artisti del calibro di Steve Hogarth, Steve Rothery, Bruce Dickinson, Barney Greenway e Steve Howe.
Sul disco troviamo, tra i brani inseriti, un omaggio a Elton John, un medley dei Led Zeppelin (con brani tratti dalla seconda parte della loro carriera, successivi al celebre quarto album), una cover dei Deep Purple, “Perfect Strangers” (che segnò il ritorno alla ribalta negli anni ’80 del ricostituito Mark II) e per chiudere un bellissimo medley con canzoni di Pink Floyd, Kansas, Queen, Journey, Dixie Dregs e Genesis.
Ma questo è in realtà, più che altro, un gradito surplus, in aggiunta alla splendida title-track, che da sola varrebbe già l’acquisto del disco, il quale, pur non essendo un album a tutti gli effetti, costituisce comunque un tassello significativo nella discografia dei Dream Theater.
