DREAM THEATER – Falling Into Infinity

Pubblicato il 02/10/1997 da
voto
6.0
  • Band: DREAM THEATER
  • Durata: 01:18:18
  • Disponibile dal: 19/09/1997
  • Etichetta:
  • East West Records

Probabilmente “Falling Into Infinity” è l’album più controverso di tutta la discografia dei Dream Theater e sicuramente non facile da recensire, poiché ci si trova in presenza di un disco suonato da grandi musicisti, con belle canzoni come “Hollow Years” (una delle ballate più belle mai scritte dai Dream Theater) o “Anna Lee”, tante belle idee, curato nei minimi particolari e con un ospite d’eccezione come Doug Pinnick dei King’s X (il quale compare nel brano “Lines In The Sand”). Eppure…eppure qualcosa non va.
La geniale follia che pervadeva i precedenti album, qui sembra essere quanto mai distante: persino nei brani di più ampio respiro, come la citata “Lines In The Sand” o nella trilogia di “Trail Of Tears”, difficilmente si trovano passaggi meritevoli di particolare attenzione o strabilianti virtuosismi.
Per carità, in quanto a tecnica i Dream Theater ne hanno sempre da vendere e, in tal senso, anche il nuovo tastierista Sherinian non è certo da meno. Si tratta però di perizia che rimane vuota e fine a se stessa, tanto che gli assoli arrivano a sembrare quasi dei corpi estranei inseriti nei vari pezzi. Anzi, questi ultimi a volte appaiono come costruiti a tavolino mettendo insieme delle idee, senza dare l’impressione di seguire un filo logico, rivelando, peraltro, scelte in sede di produzione e arrangiamenti alquanto discutibili.

Il sound nel complesso è meno heavy e vagamente tendente a suoni più pop rock (anche le distorsioni sono più stemperate, quando addirittura non edulcorate) con qualche tentativo di inserti modernisti abbastanza mal riuscito e qualche assolo dal sapore vagamente blues, come quello su “Lines In The Sand” o in “Hell’s Kitchen”.
Per la prima volta, inoltre, con una scelta peraltro neanche molto convinta, la band si avvale anche di compositori esterni, in particolare Desmond Child scrive il testo di “Peruvian Skies”.
In ogni caso, evitiamo di soffermarci sui singoli brani: un confronto con quelli contenuti in “Images And Words” o “Awake” sarebbe improponibile e, anche a volerlo forzare, finirebbe per essere imbarazzante.

Nel complesso l’album ha però il merito – o demerito, a seconda dei punti di vista – di essere più ‘easy listening’ e facilmente fruibile dall’ascoltatore medio, tanto da consentire alla band di collocarsi ai vertici delle classifiche mondiali dei dischi più venduti (addirittura al secondo posto nella Top Ten italiana), dando loro così la possibilità di farsi conoscere da un numero di persone ben maggiore di quanto non fosse avvenuto fino ad allora.
In realtà il materiale non è da buttare, ma è il modo in cui viene sviluppato e proposto che non convince e risulta parecchio distante da ben altri capolavori. Si intravede quindi la necessità un immediato cambio di direzione, per tornare sui giusti binari.

TRACKLIST

  1. New millennium
  2. You Not Me
  3. Peruvian Skies
  4. Hollow Years
  5. Burning My Soul
  6. Hell's Kitchen
  7. Lines In The Sand
  8. Take Away My Pain
  9. Just Let Me Breathe
  10. Anna Lee
  11. Trial Of Tears: I It's Raining; II Deep In Heaven; III The Wasteland
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