7.5
- Band: DREAM THEATER
- Durata: 02:47:04
- Disponibile dal: 28/11/2025
- Etichetta:
- Inside Out
Spotify:
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Quaranta anni sono un traguardo che poche band riescono a raggiungere mantenendo intatta la propria identità e, soprattutto, la capacità di esibirsi dal vivo con energia e precisione. I Dream Theater celebrano questo importante anniversario con “Quarantième: Live à Paris”, un album dal vivo registrato nella capitale francese che rappresenta un vero e proprio viaggio attraverso quattro decadi di progressive metal, condensando in un’unica serata i momenti più iconici della loro lunga carriera.
Il live si apre con “Metropolis Pt. 1”, scelta coraggiosa ma non priva di insidie: il brano, uno dei cavalli di battaglia del gruppo, viene eseguito infatti in maniera piuttosto incerta; le parti vocali di James LaBrie appaiono titubanti, quasi come se la band stesse ancora trovando il giusto feeling con il palco e con il pubblico parigino. Anche l’interplay strumentale, solitamente granitico nei Dream Theater, mostra qualche sbavatura, anche dovuta ai normali aggiustamenti iniziali dei fonici della band, chiamati a tarare il suono all’interno di un’arena gremita di fan.
L’impressione è quella di assistere ad un riscaldamento più che ad un’apertura vera e propria, quasi come se i cinque musicisti stessero ancora calibrando i propri strumenti e aggiustando le dinamiche per la lunga serata che li attende. La situazione cambia radicalmente con la coppia “Overture 1928” e “Strange Déjà Vu”, estratte dal celebre concept “Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory”. Qui la macchina ingrana definitivamente: l’impatto sonoro diventa più corposo, le chitarre di John Petrucci acquistano presenza e il ritorno di Mike Portnoy alla batteria si fa sentire.
L’interplay tra i musicisti migliora, regalando all’ascoltatore quel senso di fluidità e precisione che da sempre contraddistingue le performance live del quintetto newyorkese. James La Brie canta e lo fa come si deve, tirando fuori energia e presenza scenica, gettandosi alle spalle un’introduzione che potremmo definire a dir poco zoppicante e mettendo subito in chiaro una buona forma fisica del reparto vocale della band.
La scaletta di “Quarantième: Live à Paris” è costruita come un’antologia ragionata della carriera dei Dream Theater, pescando da tutti gli album per celebrare la vastità e la ricchezza del loro repertorio: brani iconici come “The Mirror”, con la sua aggressività, “Under A Glass Moon”, con il leggendario assolo di chitarra che continua a emozionare dopo oltre trent’anni, e l’ipnotica “Stream Of Consciousness” si alternano creando un flusso continuo che attraversa stili, epoche e atmosfere differenti.
Particolarmente interessante – e, lasciatecelo dire, coraggiosa – è la scelta di eseguire “Octavarium” nella sua interezza: oltre venti minuti di brano che rappresentano una delle vette compositive della band e che, in questo contesto live, assumono una dimensione ancora più epica e coinvolgente.
Non poteva mancare “Night Terror”, estratto dall’ultimo album “Parasomnia” e saggiamente inserito nella scaletta anche in virtù della nomination ai Grammy Awards del 2026. Il brano, con la sua energia oscura e le ritmiche aggressive, sembra essere scritto apposta per un contesto live e dimostra come alcuni pezzi siano fatti per brillare fuori dallo studio di registrazione e vibrare sul palco, davanti ad un publico in carne ed ossa.
Uno dei momenti più emozionanti dell’intero live è poi rappresentato da “Hollow Years”, che si conferma il brano perfetto per mettere in luce la coppia LaBrie-Petrucci. Le parti vocali sono azzeccate e struggenti, con James che riesce a trasmettere tutta la carica emotiva del pezzo, mentre il solo di chitarra di John è semplicemente eccellente, alla stregua di quello immortalato nel famoso “Live At Budokan” del 2004. Il brano viene introdotto da un’intro strumentale che ne setta perfettamente l’atmosfera malinconica, preparando il terreno per una delle performance più sentite dell’intera serata.
Degno di nota è anche “Orchestral Overture”, un interessante intermezzo in cui i temi più celebri della band vengono riproposti in chiave puramente orchestrale. Si tratta di un momento di pausa che permette di prendere fiato e riflettere sulla profondità compositiva accumulata in quarant’anni di attività, un tributo elegante alla componente sinfonica che da sempre contamina il sound del quintetto americano.
La chiusura dell’intero live è in fine affidata al terzetto “Home”, “The Spirit Carries On” e “Pull Me Under”, tre brani che da sempre rappresentano capisaldi del repertorio della band e pezzi iconici della loro carriera. È una scelta che non sorprende ma che funziona perfettamente: “Home” e “The Spirit Carries On”, entrambe estratte da “Scenes from a Memory”, preparano il terreno emotivo per l’esplosione finale di “Pull Me Under”, forse il brano che più di ogni altro ha portato i Dream Theater all’attenzione del grande pubblico nei primi anni Novanta.
“Quarantième: Live à Paris” è un album live che, come sempre, attirerà critiche da parte dei puristi e dei detrattori della band, i quali non perderanno sicuramente l’occasione per sottolineare le fisiologiche imperfezioni vocali, facendo confronti con le registrazioni in studio o con altri live del passato e miagolando ferocemente contro la scaletta o le performance individuali dei musicisti.
Tuttavia, sarebbe miope non riconoscere l’enorme valore di questo lavoro: riuscire a mantenere questi livelli tecnici ed energetici dopo quattro decadi di concerti, tour mondiali e registrazioni è un risultato assolutamente straordinario che poche band nella storia del rock progressivo possono vantare.
“Quarantième: Live à Paris” non è solo la celebrazione di un anniversario, ma la testimonianza vivente di una band che, nonostante il passare del tempo, continua a portare sul palco la propria musica con passione, dedizione e un livello tecnico che rimane un punto di riferimento per l’intero genere. “Quarantième: Live à Paris” è un bel live, nonché un gradito regalo di compleanno che mostra i Dream Theater come vorremmo vederli, e soprattutto ascoltarli, più spesso.
