DREAM THEATER – Systematic Chaos

Pubblicato il 29/05/2007 da
voto
7.5
  • Band: DREAM THEATER
  • Durata: 01:18:42
  • Disponibile dal: 01/06/2007
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Distributore: Warner Bros

E’ sempre stato difficile analizzare un album dei Dream Theater. Essendo una band capace di suscitare emozioni così agli antipodi negli ascoltatori, è difficile posizionarsi nel mezzo, dove di solito giace la virtù. Innumerevoli detrattori da sempre criticano l’eccessiva ostentazione strumentale della band newyorkese, motivo di interesse invece per i numerosissimi fan dei ‘Dream’, che amano vivisezionare i lavori dei loro beniamini come pochi altri fan saprebbero (e vorrebbero) fare. Con un lodevole sforzo cerchiamo di posizionarci tra queste due fazioni, e cerchiamo di vedere le otto song del nuovo “Systematic Chaos” come semplici espressioni di arte, senza soffermarci troppo sulle previste e prevedibili divagazioni strumentali. Lo sappiamo tutti che suonano da Dio, ma non tutti metterebbero la mano sul fuoco circa le capacità compositive dei Nostri, considerati da molti come la prog metal band più grande del mondo. Ma lasciamo che sia “Systematic Chaos” a parlare. Parte “In the Presence of Enemies pt.1” e veniamo subito assaliti frontalmente dal riffing di John Petrucci, che per l’occasione rispolvera una serie di lick chitarristici figli primogeniti della parentesi Liquid Tension Experiment. Ecco che Jordan Rudess irrompe con il suo tastierismo nervoso ed eclettico, prima del cambio repentino d’atmosfera dove è James LaBrie il vero padrone. Un ottimo pezzo introduttivo, ben bilanciato tra parti più heavy e parti più riflessive. Uno sguardo all’ultimo, ottimo “Octavarium” nella successiva “Forsaken”, dotata di una buona carica e di linee vocali aggressive e di sicuro impatto, ma nel complesso poco coinvolgente. Colpiscono invece nel segno le due successive “Constant Motion” e “The Dark Eternal Night”. Qui la band torna a pestare come fece su “Train Of Thought”, e sembra davvero di sentire i Metallica di una volta, debitamente modernizzati e tecnicizzati. Notevoli le concessioni moderniste del chorus di “Constant Motion”, così come l’impianto complessivo del pezzo. Ma è la seconda, “The Dark Eternal Night” a meritare la palma di miglior pezzo dei nuovi Dream Theater. Un riffing molto vicino a quello dei Pantera introduce la strofa, cattivissima con quelle voci filtrate di LaBrie/Portnoy, per condurci al ritornello, nella più classica tradizione del Teatro del Sogno. Impossibile non innamorarsi dell’intermezzo strumentale, dove chitarra, batteria, basso e tastiere duellano tra di loro, lasciando più di una difficoltà nell’individuare il vero vincitore, ammesso che ce ne sia uno. L’atmosfera si fa più oscura, e veniamo catapultati in “Repentance”, la continuazione del concept multi-album, iniziato con “The Glass Prison”, poi “This Dying Soul” e “The Root Of All Evil”. Un concept fortemente voluto da Mike Portnoy, nel quale ha avuto la possibilità di trattare i passi da lui compiuti per uscire dal tunnel dell’alcoolismo. Un pezzo molto toccante che, come tradizione vuole, recupera melodie e riff dai precedenti capitoli del concept, specialmente da “This Dying Soul”. Come era prevedibile, considerati i gusti del momento del mainman Mike Portnoy, ecco che l’influenza dei Muse si fa sentire prepotente in “Prophets Of War”, specialmente nell’uso dei synth e dei riff più acidi. Un pezzo di valore, dotato del giusto pathos. Qualche passo indietro, verso il capolavoro “Scenes From A Memory”, per rintracciare una qualche similitudine con “The Ministry Of Lost Souls”, il pezzo più magniloquente e sfaccettato dell’album. Partiamo con un’intro soffusa, dove è la voce suadente di LaBrie a darci forti emozioni. Poco dopo ecco che gli altri maledetti ci colpiscono dritto allo stomaco, con una serie infinita di tempi spezzettati e riffing nervoso; peccato che nella seconda metà il tutto diventi eccessivamente caotico, tanto da distanziare oltremodo la linea vocale (depressiva) dalla musica di sottofondo (nevrotica). Chiude l’album la seconda metà del concept “In the Presence of Enemies”, forse il pezzo meno focalizzato di tutto l’album. Sedici minuti di follia dove convivono parti più azzeccate e parti francamente fuori luogo, come l’eccessiva dilatazione strumentale di alcuni passaggi. Ed ecco che i detrattori possono finalmente dire ‘avevamo ragione!’. Ma come spesso accade in questi casi, nessuno ha torto, né i fan né i nemici. E’ proprio questa la forza di questa band, che con “Systematic Chaos” ci consegna un lavoro transitorio, non certo un capolavoro, che mette in mostra il coraggio di un gruppo che ha sempre saputo cambiare pelle, anche a costo di perdere qualche fan: non sono pochi i prog maniacs della domenica che hanno snobbato il penultimo “Octavarium” solo perché aveva qualche rullata in meno degli altri album. Per chi non ha abbandonato i Dream Theater dopo “Falling Into Infinity”, acquisto obbligato.

TRACKLIST

  1. In The Presence Of Enemies Pt.1
  2. Forsaken
  3. Constant Motion
  4. The Dark Eternal Night
  5. Repentance
  6. Prophets Of War
  7. The Ministry Of Lost Souls
  8. In The Presence Of Enemies Pt.2
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