7.0
- Band: DREAM THEATER
- Durata: 00:51:30
- Disponibile dal: 06/03/1989
- Etichetta:
- Mechanic Records
Si tratta dell’album d’esordio dei Dream Theater: le origini della band risalgono infatti alla metà degli anni ’80, quando alcuni studenti della prestigiosa Berklee School of Music di Boston iniziarono a suonare insieme sotto il moniker di Majesty. A causa di un’omonimia con un’altra band, il nome fu mutato appunto in Dream Theater, in concomitanza anche con l’ingresso nel gruppo del cantante Charlie Dominici.
L’album, registrato per la Mechanic con un budget assai limitato, ricevette una distribuzione non adeguata ma fu comunque ben accolto da critica e pubblico.
Il disco in questione ci presenta una band volta a sviluppare un genere come il prog metal, che aveva trovato tra i propri fautori da alcuni anni i Fates Warning, i quali rappresentano una delle principali influenze di Petrucci e compagni (Moore peraltro compare anche come ospite sul loro album “A Perfect Simmetry”), oltre che da altre formazioni quali Rush e Queensryche.
Rispetto alle band citate, appare però evidente come ricoprano un ruolo più accentuato le tastiere, le quali non si limitano a costruire tappeti sonori, ma sono protagoniste nella sviluppo delle melodie e degli assoli al pari delle chitarre.
Ad ogni modo, più di ogni altra cosa, ciò che emerge con maggiore chiarezza è la perizia tecnica dei musicisti: circostanza, questa, che gli stessi non mancano di mettere in luce nel corso dei vari episodi che formano il disco; in particolare, va segnalata la strumentale “The Ytse Jam” (anagramma del loro precedente nome Majesty), brano ultratecnico, capace davvero di lasciare intuire le enormi potenzialità della band.
Se la cava anche il cantante Charlie Dominici, probabilmente non molto adatto per la musica dei Dream Theater e con un background totalmente estraneo al metal (non a caso si separò dalla band subito poco dopo la pubblicazione del disco, salvo poi ritornare in futuro a queste sonorità, fino alla prematura scomparsa nel 2023).
Un buon album, dal quale i Dream Theater attuali ripescano di tanto in tanto alcuni brani, quali ad esempio la già citata “Ytse Jam”, “Only A Matter Of Time” o “Afterlife”.
Va riconosciuto come, pur essendo presenti nel disco ottimi spunti, non manchino comunque alcuni margini di miglioramento, anche a livello di songwriting: si percepisce, infatti, che si tratta senz’altro di musicisti tecnici e molto preparati, ma i brani non hanno ancora la personalità e la carica dirompente che ritroveremo nei loro successivi lavori, tanto, forse, da far difficilmente presagire che avrebbe avuto come seguito un capolavoro come “Images And Words”.
Resta comunque un buon disco d’esordio, che darà avvio ad una carriera a dir poco strepitosa e all’epoca quasi inimmaginabile.
