DROID – Terrestrial Mutations

Pubblicato il 24/10/2017 da
voto
8.0
  • Band: DROID
  • Durata: 01:01:56
  • Disponibile dal: 28/04/2017
  • Etichetta:
  • Nightbreaker Productions

Spotify:

Apple Music non ancora disponibile

Canada, terra prediletta per forme metalliche non convenzionali. Esaltanti peripezie ipertecniche-spaziali-avveniristiche hanno spesso avuto origine da queste parti, luogo che ha dato i natali a mostri sacri di più generi, accomunati da una visione originale e iconoclasta della musica. Rush, Voivod, Gorguts – tanto per rimanere sui nomi più noti e spaziare fra prog rock, thrash e death metal – hanno rivoluzionato concetti cardine e portato all’attenzione del pubblico commistioni, scelte compositive e idee di suono prima inimmaginabili. Forti di questa immensa tradizione partono all’avventura i giovani Droid, che proprio dal quartetto del Quebec capeggiato da Michel ‘Away’ Langevin, oggi come oggi cavalcante una seconda giovinezza, prendono spunto per allestire un viaggio sonoro fuori dal tempo, ascrivibile al poco frequentato filone progressive thrash, ripercorso in modalità che definire desuete è poco. Dimenticatevi ad esempio la frenesia dei Vektor, in “Terrestrial Mutations” si assiste a dei fraseggi meditativi imprevisti, ragionamenti di fino che chiamano in causa la fluida psichedelia di “Nothingface”. Si galleggia negli ampi spazi fra le stelle, i pezzi deviano dalla linea principale fregiandosi di effetti vintage che evocano benissimo l’idea di essere sparati in una galassia lontana, governata da leggi a noi incomprensibili. I suoni affilati rifuggono la saturazione e la ricerca dell’impatto deflagrante di moda anche in molto metal classico e thrash odierno, l’enfasi è posta sui dialoghi di chitarra e le ingegnose armonie che esse delineano. Senza dimenticare di essere trascinanti e di scatenare headbanging, sia chiaro. In una traccia come “Temptations Of Terminal Progress” siamo ghermiti da progressioni memori di un “Rust In Peace”, qualche minuto dopo veniamo sballottati da derive fantascientifiche alla “Killing Technology”, quindi cadiamo preda di una riflessività che può addirittura ricordare le atmosfere di “2112”. Gli episodi più concisi, “Suspended Animation” e “Cosmic Debt”, solo in parte parlano un linguaggio diretto e spigliato, incamerando modalità d’azione ben lontane dalla stragrande maggioranza dei musicisti coevi; le inversioni di ruolo fra basso e chitarra, con il primo a fungere da traino, riportano l’attenzione sulle formule agili degli Atheist di “Unquestionable Presence”, gli agganci melodici beffardi – e la voce – paiono omaggiare un nome da intenditori come i Bitter End di “Harsh Realities”. L’attenzione alla pulizia esecutiva, la volontà di far crescere i pezzi con relativa calma, il ricorso a fasi tipicamente progressive giostrate sulle note alte e a bassi regimi (su tutte la favolosa “Excommunicated”) mette assieme il miglior metal progressivo di fine anni ’80 e prima metà dei ’90 come nessun altro oggi osa fare. Si odono assonanze con le sperimentazioni dei Sieges Even, oppure con quelle dei Mekong Delta, sembra di sentire qualche spunto della scuola nordica di Equinox ed Hexenhaus… Nomi che mai ci si aspetterebbe di chiamare in causa per un’uscita datata 2017, figurarsi se ci immagineremmo di tirarli fuori per una realtà costituita da ragazzi così giovani! Su tutto, però, spiccano i Voivod: da lì arrivano le tante, azzeccate, bizzarrie del lavoro di chitarra, che si mescola a sentori jazzati in più di un’occasione. A nobilitare il discorso, voci robotiche identiche a quelle utilizzate dai maestri francofoni nelle loro opere più avanguardistiche, qui proposte con lungimiranza e senza alcuna ruffianeria. Basterebbe l’ascolto della suite conclusiva “Mission Drift”, capolavoro incastonabile a vostra scelta in un “Dances Of Death” o in un “Dimension Hatröss”, per capire la grandezza del trio. Nota di merito alla piccola label italiana Nightbreaker per aver dato un’opportunità ai Droid, autori di un album tra i più riusciti in ambito thrash di tutti gli anni 2000. Qualità a palate.

TRACKLIST

  1. Amorphous Forms (Shapeless Shadows)
  2. Suspended Animation
  3. Abandoned Celestial State
  4. Terrestrial Mutation
  5. Pain of Reincarnation
  6. Temptations of Terminal Progress
  7. Cosmic Debt
  8. Excommunicated
  9. Mission Drift
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.