7.0
- Band: DROWN IN SULPHUR
- Durata: 00:35:15
- Disponibile dal: 22/10/2021
- Etichetta:
- Bagana Records
La giovane band milanese Drown In Sulphur arriva al debutto discografico dopo lo scisma che ha portato l’intera band, ad eccezione del batterista Domenico Tamilia, alla formazione dei Defamed. Sebbene la proposta dei DIS non si discosti troppo da quella dei secondi, bisogna sgombrare ogni dubbio sulla preparazione tecnico strumentale, sull’unità e sulla maturità di una giovane formazione al primo disco. La raccolta arriva dopo quattro anticipazioni pubblicate nel corso di un anno, le quali hanno introdotto la formula del gruppo: da una base prettamente deathcore, i DIS traggono pesante ispirazione dal black metal, soprattutto nell’estetica, andando ad aggiungere qua e là una vena progressive, sludge e downtempo, quasi a dimostrare la maturità strumentale e compositiva dei musicisti coinvolti. Ascoltate “Essence”, “Descendent Sunrise”, “Vivant Tenebrae”, “Sulphur Cult” e “The Crawling Chaos” abbiamo già le idee chiare sul contenuto del disco, infatti i rimanenti brani continuano sulla scia del black/deathcore ampiamente anticipato. Se i Lorna Shore si ispirano al lato sinfonico del black per rendere più glaciale la propria proposta, i milanesi preferiscono accelerate di blastbeat, riff nichilisti e urla acute. Unire i due generi riesce particolarmente bene al gruppo, infatti brani come “As Above So Below” e “The Sleeping Abomination” non sono esclusivamente aggiunte apprezzabili, ma possono essere annoverati tra i brani meglio riusciti. Colpisce inoltre come il progetto, sotto la produzione escecutiva di Tamilia, sia curato in ogni minimo dettaglio, dalla produzione al concept complesso e strutturato che pesca nell’universo biblico e in quello Lovecraftiano. Non possiamo parlare di banalità durante l’ascolto, con nove brani per una durata complessiva di trentacinque minuti il disco risulta scorrevole ed asciutto, rimanendo al contempo abbastanza sostanzioso. Chi ascolta deathcore rimarrà forse deluso dai breakdown, mai eccessivamente originali o impattanti: volenti o nolenti si tratta di una componente fondamentale del genere che fa da ossatura alla proposta, quindi è lecito aspettarsi di più. Per il resto, pur trattandosi di una fusione di generi non proprio all’ordine del giorno, siamo senz’ombra di dubbio davanti a una buona partenza.
