8.0
- Band: DRUDKH
- Durata: 00:58:50
- Disponibile dal: 20/04/2015
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
Ormai cinque anni fa, all’uscita di “Handful Of Stars”, molti avevano storto il naso riguardo alla “deriva” post black metal dei Drudkh; “Eternal Turn Of The Wheel” e le successive pubblicazioni sulla breve distanza avevano, invece, fatto ben sperare in un ritorno alle sonorità più consone ai blackster ucraini. “A Furrow Cut Short” (“Борозна обірвалася” il titolo in lingua madre) ci riconsegna Roman, Thurios e soci in tutta la loro nera grandezza, con un disco di puro Black Metal (con le maiuscole d’obbligo), epico e malinconico, oscuro e travolgente. Come molti di voi avranno avuto modo di ascoltare in anteprima proprio su Metalitalia.com, il disco si apre con le violente “Cursed Sons I” e “Cursed Sons II”, dove le vocals taglienti e le chitarre aperte ci gridano fin dai primi secondi la dichiarazione di guerra dei Drudkh. Ma è con “To The Epoch Of Unbowed Poets” e “Embers” che il four-piece di Kharkiv ci regala quello che gli riesce meglio: lunghi pezzi prevalentemente mid-tempo, con delle melodie cupe, malinconiche e poetiche, che richiamano alla mente certi momenti della musica di Burzum. “A Furrow Cut Short” è encomiabile nella sua aderenza stilistica ad un genere e nella gelida e crudele perfezione con cui esprime la rabbia più nera: dalla produzione che arma i Drudkh di suoni aperti ma, allo stesso tempo, corposi, alla voce che stride e grida con crudele ed indomita rabbia quel senso quasi sovverchiante e tragico, tipico della musica della band. Così il messaggio nazionalista spesso protagonista nelle lyrics del gruppo è un misto di orgoglio, frustrazione e rassegnazione, qualcosa che non può che essere acuito dall’attuale condizione dell’Ucraina, qualcosa che – è ben evidente – i Drudkh sentono in modo profondo e radicato. Ma non c’è elitarismo o qualche genere di “supremazia” nella musica dei quattro blackster; non c’è un messaggio politico ostentato e sarebbe troppo facile tradurre la complessa poetica dei Drudkh in qualcosa di semplicistico (come chi ha cercato, erroneamente, di associarli alla scena NSBM), oltre a non essere questa la sede. Il messaggio dei Drudkh – come Roman “comunica” tramite la Season Of Mist – ha a che fare con la lotta contro l’oppressione e con la propria determinazione, qualcosa che non ha una colorazione politica, ma che trova forza nella musica black metal, arricchendosi di odio e disperazione, di violenza e poesia. La band, per l’ennesima volta, centra il bersaglio e si riassesta definitivamente sulle sonorità a lei più congeniali, consegnandoci un’altra perla nera che annichilisce e colpisce con una forza che non si può non sentire.
