DRUDKH – All Belong To The Night

Pubblicato il 10/11/2022 da
voto
7.0
  • Band: DRUDKH
  • Durata: 00:45:00
  • Disponibile dal: 11/11/2022
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

Non è mai facile approcciare un disco dei Drudkh, in particolare questo “All Belong To The Night”, in maniera totalmente asettica, perchè in un ‘semplice’ album musicale come questo si ravvisano diverse sensazioni sottopelle, rifrangendosi in tanti, troppi aspetti: culturali, folkloristici, lo spettro di una guerra che ci ha fatto leggere sin troppo il nome della città di origine della band (Kharkiv) nei giornali, perché non possiamo non guardare alla discografia, ormai bella densa, senza venirne influenzati. Come a renderci il tutto ancora più ostico, Roman Saenko racchiude tutto il nuovo lavoro in quattro brani pesanti, lunghi, densi, carichi di un retaggio propriamente ascrivibile alla band, il cui black metal da sempre naviga in un ambito sensoriale molto marcato, al di là che nelle tematiche, nella costruzione di parti musicali classicamente furiose quanto meditabonde ed emozionali nella loro asettica semplicità. Come ormai ci hanno abituato, i Drudkh pescano dalla propria tradizione, come nel caso di “The Nocturnal One” (useremo per semplicità solo i titoli in inglese), ispirata da “The Victims Of The Nocturnal One” del poeta ucraino Savchenko, o anche “Til We Become The Haze”; anche musicalmente si rileva una certa comunanza d’intenti con quanto composto fino ad ora, quasi come fosse possibile seguire un lungo filo tra le opere a firma del progetto. In particolare sentiamo il legame con l’ultimo full-length degli ucraini, il bel “They Often See Dreams About The Spring” del 2018, senza riceverne forse la stessa incisività. Il problema – se così vogliamo chiamarlo – di questo nuovo lavoro è forse quello di suonare sin troppo ‘nella media’ della band, paradossalmente: non conoscendo i Drudkh probabilmente si rimarrà forse ammaliati dall’opera, ma per chi li segue da tempo questa nuova musica sembrerà suonare sì buona, ma nella media, appunto, della progetto, senza grandi sorprese. Intendiamoci: ad avercene, di opere ‘mediocri’ di simil fattura! Le trame chitarristiche sono come sempre una garanzia di sviluppi intessuti tra riff agghiaccianti e arpeggi strazianti, i brani sono eterei e come sempre di valore, ma non mancano parti un po’ troppo verbose, qualche lungaggine qua e là; si fa desiderare forse un certo effetto di stordimento e vertigine cui siamo di solito avvezzi ascoltando i precedenti album, forse proprio perché l’opera, come detto, suona un po’ troppo  ‘Drudkh’ senza grandi sussulti (sicuramente una critica bizzarra, ne conveniamo) e anche perché qualche limatura avrebbe aiutato: si fatica, insomma, a far emergere un vero e proprio ‘pezzo’ forte, e alla fine pur dopo molti ascolti apprezziamo quanto espresso senza però restarne mai incantati. Non un passo falso, ma nemmeno un grande album: saprà sorprendere i potenziali nuovi ascoltatori della band, lasciando un po’ freddini gli ammiratori di lungo corso.

TRACKLIST

  1. The Nocturnal One
  2. Windmills
  3. November
  4. Till We Become the Haze
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.