DRUDKH – They Often See Dreams About The Spring

Pubblicato il 06/03/2018 da
voto
8.5
  • Band: DRUDKH
  • Durata: 00:43:30
  • Disponibile dal: 09.03.2018
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Se è vero che ogni album dei Drudkh porta con se una diversa interpretazione del suono stesso degli ucraini, è vero anche dire che in ciascun caso ci aspettiamo una organizzazione sonora che vada, a modo suo, a travalicare il concetto di genere meramente inteso; si tratti dell’efferata ariosità di “Autumn Aurora”, delle visioni d’eco post rock apparse in “Microcosmos”, progressive (“Handful Of Stars”) o propriamente folk come in “Songs Of Grief And Solitude” (forse il lavoro più Ulver-like di una band che dei lupi norvegesi possiede un’impronta piuttosto marcata per moltissimi aspetti), la costante è una componente grandeur che rende ogni pubblicazione un potenziale trionfo di atmosfere e sensazioni a compendio – ed è questo ciò che è da vedere – di un canone black metal di fondo. Partiamo dunque da questo punto: “They Often See Dreams About The Spring” è un disco prettamente black, furioso, sentito; le sue chitarre sono agonizzanti, taglienti, ricoprono brandelli di blast beat e screaming inferociti che non lasciano spazio a dubbi sul nero percorso che la band persegue, ha intuizioni continue, il suo classicismo ne delinea i perimetri e ne connota le coordinate effettive. E’ vero anche, però, che nella chiave di lettura che sulla distanza più o meno lunga dell’ultimo full length (“A Furrow Cut Short”, del 2015) pennella i lunghi tratti di un peregrinare dal sapore bucolico e colto, qui si vengono a creare ancor più delle ipnotiche immagini su giri che definire riusciti è dire davvero poco. I riff avvolgono l’ascolto, si ripetono, atterriscono, ci portano a nutrire delle fioche speranze di luce e respiro che vengono disattese da delle aperture rabbiose e piene di straziante rancore. Eppure tornano, queste immagini, si riappropriano della scena, si moltiplicano, si ripetono fino a farci credere che la tempesta sia finita e poi ancora si trasformano in vortici di oscurità, distruzione, malinconia. E’ una componente di tristezza cosmica quella che è insita nelle note del disco, un sentimento di rabbia cieca che deriva non tanto da odio e pura aggressività, quanto da una sensazione da ricercare in un atavismo blando, brullo, pre e post esistenza di un intero discorso umanistico cominciato prima di noi e quindi mai terminabile. Anche questa volta i testi affondano nella poesia ucraina (si utilizzano in questo album parole di Bohdan Ihor Antonych, Maik Yohansen, Vasyl’ Bobyns’kyi, Pavlo Fylypovych), e alcuni dei momenti evocati nel corso dell’ascolto ben si sposano con una trama epica a tutto tondo, portando così a compimento un lavoro intriso al meglio di quanto si possa chiedere nel contesto di un black metal poetico e atmosferico, che fa segnare ai Drudkh un tassello encomiabile all’interno di una discografia distinta ed invidiabile.

TRACKLIST

  1. Nakryta Neba Burym Dakhom…
  2. U Dakhiv Irzhavim Kolossyu…
  3. Vechirniy Smerk Okutuye Kimnaty...
  4. Za Zoreyu Scho Striloyu Syaye…
  5. Bilyavyi Den’ Vtomyvsya I prytykh
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