DUALITY – Elektron

Pubblicato il 31/05/2016 da
voto
7.0
  • Band: DUALITY
  • Durata: 00:46:40
  • Disponibile dal: 03/21/2016
  • Etichetta: PRC Music
  • Distributore: Goodfellas

Sin dai primi vagiti di pizzicato che udiamo iniziando l’ascolto del disco dei Duality, abbiamo la sensazione di trovarci di fronte ad un lavoro che merita la nostra completa attenzione: non passano nemmeno novanta secondi che infatti veniamo immediatamente sopraffatti da una commistione di suoni, accordi e un impasto di strumenti coeso e serrato. Siamo di fronte ad una composizione technical death (la qual cosa ci mette sempre un certo pregiudizio) con questo “Elektron”, e il marchio è quello di nomi come Atheist, Cynic e i Death dell’epoca “Human” – “Individual”, con una forte componente classica (nel senso proprio di musica classica) e moltissimo jazz, ma messa così finiremmo per svilire gli sforzi del quartetto. Infatti la componente jazz non è come spesso accade un modo per evidenziare eventuali licenze o libertà di interpretazione della musica intesa come materia, bensì troviamo che i Duality stessi siano una formazione che di propria estrazione si trovi a suo agio nella mancanza di etichetta, altrimenti non spiegheremmo a noi stessi irruzioni math e un certo tipo di melodia gipsy come in “Azure” o le felici esplorazioni di “Chaos_Introspection”, con un risultato encomiabile per quanto riguarda – e non è facile – la gradevolezza all’ascolto e la mise en place tecnica (e a tal proposito lasciatevi catturare dagli undici minuti di “Hanged On A Ray of Light” per capire di cosa stiamo parlando).  Allo stesso modo però questi marchigiani con una buona quindicina d’anni e un paio di precedenti alle spalle riescono a trovarsi a proprio agio all’interno di un death metal convincente e credibile, che proprio delle sue misture fa forza e non orpello, e se da una parte alcuni slanci di cambio repentino tra brutalità e melodia ricordano act che molto prima di loro avevano esplorato certe vie (ci vengono in mente in qualche modo gli In Vain), la proposta riesce ad essere sempre varia e mai fuori dagli schemi del buon gusto in campo musicale; brani come “Six Years Locked Clock”, “Hybrid Regression” o “Motions”, hanno tutte le carte in regola per fare contenti i deathster più malinconici (vi ci riconoscerete ascoltando), così come un momento come “Plead for Vulnerability” – la cui ispirazione per gli archi deriva da una sonata per violino e piano di Cesar Franck del 1886 – dovrebbe far contenti un po’ tutti per la propria varietà. Paradossalmente è proprio la varietà estrema uno dei punti deboli di quest’album, laddove gente come i già citati Atheist riusciva a rendere varie non tante le proprie influenze quanto il mischiarsi medesimo delle stesse, mentre qua si rischia, ma è un rischio di misura, di fare più collage che non intreccio. Dettagli, si potrebbe dire, ma di dettagli le opere d’arte son fatte: al momento abbiamo un disco molto buono da parte di una band superiore alla media, aspettiamo il pezzo da novanta.

TRACKLIST

  1. Six Years Locked Clock
  2. Azure
  3. Chaos_Introspection
  4. Along the Crack
  5. Motions
  6. Plead for Vulnerability
  7. Hybrid Regression
  8. Hanged on a Ray of Light
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