DUNGORTHEB – Intended To…

Pubblicato il 09/04/2003 da
voto
6.5
  • Band: DUNGORTHEB
  • Durata: 00:40:26
  • Disponibile dal: 09/04/2003
  • Etichetta:
  • Perennial Quest

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Sono alquanto perplesso. Ho davvero inserito nel lettore il cd dei francesi Dungortheb? Al suo posto sembra essere partito “Individual Thought Patterns” dei Death! O, se preferite, “Human”… fa lo stesso. E la recensione potrebbe benissimo finire in questo modo. Lapidaria. Sì, perché i quattro cugini d’Oltralpe (formatisi nel 1996 e con alle spalle parecchia gavetta) devono essere rimasti talmente affascinati dal sound dei due “monstre-album” del gruppo del compianto (mai troppo) Evil Chuck da averne semplicemente ripreso ogni caratteristica ed averla traslata spazio-temporalmente nel 2003. Un rifframa serrato, ultratecnico e vorticoso avvolge la mente in spire ipnotiche, irrobustito da una prestazione alla batteria davvero notevole, dinamica e viaggiante sempre a velocità molto sostenute. Le armonie vocali e la natura delle parti soliste di chitarra non sono da meno e anch’esse ci riportano indietro di dieci anni, nel bel mezzo della death-explosion made in USA. Perfino la produzione, curata dagli stessi Dungortheb, è molto simile a quella dei due lavori citati in precedenza. La band (il cui nome è l’ennesimo estrapolato dalla toponimia della Terra-Di-Mezzo) conquista un punto a favore, finalmente, analizzando i vocalizzi del singer/bassista Grègory “Pass” Valentin, impostati su di un growl roco e profondo che riesce a farsi apprezzare non poco. Trovo oltremodo interessanti i testi composti per “Intended To…”, per la maggior parte scritti dal chitarrista (e leader) Jean-Marc Wèrly: pur ricalcando, anche sotto questo punto di vista, le tematiche trattate dai Death (basta scorrere i titoli per rendersene conto!), è sempre apprezzabile il tentativo di andare oltre le solite banalità splatter-gore e cercare di analizzare con un minimo di serietà la realtà che ci circonda e, soprattutto, le sofferenze che derivano da una Vita il cui termine certo è la Morte. Emblematiche, a proposito, “The Only Rest”, il suicidio visto come “unico riposo”, e “Illusion”, claustrofobica nella sua disperazione. Ora, il dilemma che si presenta è questo: penalizzarli per l’evidente (e volontaria) carenza d’inventiva o salvarli in corner perché comunque, nonostante tutto, “Intended To…” è un bel disco? Chi scrive propende per la sufficienza abbondante: i Dungortheb sono tecnicamente impeccabili, e le otto track, come esige il genere, sono cattive e tirate e, al termine dell’ascolto, si rimane soddisfatti e appagati dalla dose di metallo “schiacciasassi” piombataci addosso. E se Chuck si fosse già reincarnato in suolo francese?

TRACKLIST

  1. Twisted Reality
  2. Two Faces
  3. Fate Of Humanity
  4. Place Of Alienation
  5. Twilight
  6. The Only Rest
  7. Illusion
  8. Beyond The Darkness
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