DVM SPIRO – MMXIX – In Frigidvm Lectvm

Pubblicato il 02/12/2019 da
voto
7.5
  • Band: DVM SPIRO
  • Durata: 00:48:29
  • Disponibile dal: 22/11/2019
  • Etichetta: My Kingdom Music
  • Distributore: Audioglobe

I Dvm Spiro nascono nel torinese all’alba degli anni Dieci del Duemila, fondati e formati per 3/4 da membri ed ex-membri dei Nihili Locus, cult-band ultra-underground mai uscita troppo allo scoperto neanche dal sottobosco dell’entroterra metallico italiano. Massimo Currò, Roberto Ripollino e Valeria De Benedictis si uniscono al cantante/violoncellista Maurizio Demichelis per proporci un plumbeo e funereo avantgarde doom metal, grondante atmosfera e chiaramente dotato di una forte impronta progressiva.
Quattro tracce per quasi cinquanta minuti di musica sono una più che chiara sfida lanciata all’ascoltatore, che durante la fruizione del debutto assoluto del gruppo piemontese, “MMXIX – In Frigidvm Lectvm”, avrà modo di entrare lentamente, ma prepotentemente, nel mondo sofferto e tenebroso dei Dvm Spiro, la cui musica, pur essendo già di per sè molto personale, si serve del cantato in lingua madre – l’italiano, appunto – per assurgere meglio a veicolo misantropico e diretto del messaggio partorito dalla band e portato in offerta a qualche divinità mortifera. La classe, si sa, non è acqua, così come l’esperienza: nel quartetto nostrano entrambe le abilità non mancano affatto e la capacità di maneggiare e manovrare a piacimento il genere è evidente ed eccellente. Siamo a livelli poco sotto, se non paritari, di gente quale Madder Mortem, primi Theatre Of Tragedy, Ahab, i My Dying Bride complessi, acerbi e ricercati di “Turn Loose The Swans”. E non sono certo paragoni da poco.
Come ovvio, le tracce sono lunghe, escludendo dal computo la terza “Dolce”, che dura ‘solo’ sette minuti e mezzo ed è un po’ la canzone ‘urgente’ proposta dai Dvm Spiro su questo loro esordio: un incedere fluido e costante guidato da un riff semplice e dall’insistente violoncello porta ad una seconda parte più melodica, in un senso, e più cupa e opprimente nell’altro, per un risultato finale di tono più classico per il genere doom e meno avantgarde-oriented. Sono però, a tutti gli effetti, le tre lunghe suite restanti – “Infida Metamorfosi”, “In Ermetica Discesa”, “Sinfonia Triste” – che meglio esplicano la proposta dei quattro nostri portacolori: la noia è magicamente assente, in quanto i cambi di tempo e le mutazioni d’atmosfera, mai solare o allegra, ma traslante dalla riflessione alla disperazione, dall’orrore alla rassegnazione, sono gestiti ottimamente, in modo organico e perfettamente incastonati uno nell’altra quali figure singole di un disegno più grande sì, ma con carattere e maestria tali da non sfigurare mai.
L’intreccio delle voci, recitati femminili e maschili, scream e growl, lascia il segno e indica i passaggi da un mood all’altro, lasciando al violoncello e alle ottime tastiere l’ardua missione di riempire i vuoti compositivi tra gli spezzoni. Fra l’altro, proprio nei momenti in cui restano gli strumenti a condurre tutto l’impianto sonoro si raggiungono vette più toccanti e commoventi, senza nulla togliere alle lyrics di valore proposte dai Dvm Spiro. Non mancano, all’interno delle tre suite di cui sopra, attimi di furia in salsa blackish, anch’essi ben incanalati e studiati per permettere una completa e pregna visione di uno stile che, pur richiamando i maestri dei Nineties, in realtà si plasma in modo quasi senza tempo su un arazzo di immagini arcane e mistiche, ermetiche, che fin dal primo ascolto solleticano il desiderio mai domo del ‘poterne ascoltare ancora’. “Sinfonia Triste”, che chiude una tracklist di assoluto spessore, è lo specchio migliore per guardare dentro l’anima di questo quartetto torinese, prima che malinconia, paura e malessere vi sopraffacciano e vi buttino in un pozzo senza fondo carico di mestizia.
Un lavoro da ascoltare con calma e serenità, assaporando ogni sfaccettatura che vi si presenterà come nuova ad ogni passaggio. Ottima scoperta, non troviamo praticamente nulla da obiettare ai Dvm Spiro, che con coraggio portano avanti, comunque, un genere di metal non esattamente fruibile e apprezzabile da tutti.

TRACKLIST

  1. Infida Metamorfosi
  2. In Ermetica Discesa
  3. Dolce
  4. Sinfonia Triste
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